Suicidio assistito in Lombardia, il servizio pubblico dopo 290 giorni
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Redazione Interno
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Domenico Zuccarella ha dovuto attendere 290 giorni perché il Servizio sanitario regionale lombardo completasse il percorso per il suicidio assistito, predisponendo anche la fase concreta necessaria a esercitare la scelta. Il 59enne è morto martedì 25 agosto dopo avere ricevuto il supporto interamente organizzato dalla sanità pubblica, con personale sanitario volontario, farmaco, strumentazione, assistenza e individuazione del luogo. Si tratta del primo caso in Lombardia nel quale il servizio regionale ha curato tutta la fase attuativa del suicidio medicalmente assistito, segnando un passaggio ulteriore rispetto agli altri casi già registrati sul territorio regionale.
Il primo suicidio assistito gestito interamente dal servizio sanitario lombardo
Quello di Zuccarella è indicato come il quarto caso in Lombardia di suicidio medicalmente assistito, ma presenta una caratteristica che lo distingue dai precedenti. L'uomo, residente a Giussano, in provincia di Monza e Brianza, e affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, è morto all'interno di una struttura sanitaria e non nella propria abitazione, come era invece accaduto agli altri pazienti che avevano seguito lo stesso percorso. È la prima volta che una situazione di questo tipo emerge in Italia tra le storie finora rese note, con il coinvolgimento diretto del servizio sanitario anche nell'organizzazione del luogo in cui la procedura è stata effettuata.
La notizia è stata diffusa dall'associazione Luca Coscioni e successivamente confermata dall'assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso. Nel percorso seguito da Zuccarella, il servizio pubblico ha messo a disposizione gli elementi necessari per l'attuazione della scelta, dal personale sanitario che ha aderito volontariamente al farmaco e alla strumentazione, fino all'assistenza e alla struttura. Durante un'udienza di giugno, Zuccarella aveva espresso la propria condizione con le parole: «Sono stanco, non ne posso più». La morte avvenuta il 25 agosto arriva quindi al termine di un iter durato complessivamente 290 giorni.
Le linee guida sul Fine Vita e il nodo politico in Lombardia
Il caso si inserisce anche nello scontro sul Fine Vita che riguarda la Regione Lombardia e il rapporto tra gli atti dell'assessorato al Welfare e le decisioni assunte dal Consiglio regionale. Il 13 maggio scorso l'assessorato regionale ha diramato linee guida che vengono indicate come in contraddizione con la pregiudiziale di costituzionalità approvata dall'Aula il 19 novembre 2024. La distanza riguarda quindi, da una parte, la posizione espressa a livello politico dal centrodestra e, dall'altra, quanto è avvenuto concretamente attraverso il Servizio sanitario regionale con il percorso che ha portato alla morte medicalmente assistita di Zuccarella.
La vicenda assume un rilievo particolare anche perché si verifica in Lombardia, Regione indicata come simbolo del centrodestra e a lungo legata alla presenza di Comunione e Liberazione. Proprio qui si è verificato il primo suicidio assistito nel quale il servizio sanitario ha sostenuto direttamente l'intera fase operativa, compresi i costi e l'organizzazione sanitaria necessaria. Il comunicato dello stesso assessore Bertolaso arriva nel contesto di questa distanza tra le posizioni espresse in sede politica e l'attuazione concreta del percorso da parte delle strutture regionali, dopo un'attesa durata quasi dieci mesi.
Il passaggio dalla procedura a casa alla struttura sanitaria
L'elemento che distingue ulteriormente il caso di Domenico Zuccarella riguarda il luogo in cui è stata esercitata la scelta. Nei precedenti casi lombardi il suicidio medicalmente assistito era avvenuto a casa dei pazienti, mentre il 59enne di Giussano è morto in una struttura sanitaria individuata nell'ambito del percorso organizzato dal servizio regionale. Questo passaggio amplia il coinvolgimento operativo della sanità pubblica, che non si è limitata agli aspetti sanitari della procedura ma ha predisposto anche il contesto materiale in cui essa è stata eseguita. Il caso rappresenta così il primo episodio lombardo nel quale personale, farmaco, strumenti, assistenza e luogo sono stati tutti messi a disposizione attraverso il servizio pubblico.
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