Latte per neonati, il richiamo Danone e i settanta lotti ritirati per la tossina cereulide

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo settimane di allerte incrociate che hanno investito i principali marchi internazionali, l’ondata di richiami nel settore del latte in polvere per la prima infanzia raggiunge ora Danone Nutricia Spa Società benefit, la società che opera in Italia attraverso la divisione Specialized Nutrition -1-8. Il provvedimento, pubblicato nei moduli ufficiali del Ministero della Salute, interessa settanta lotti – una quantità considerevole se si considera la frammentazione delle referenze – e riguarda prodotti cardine dell’alimentazione artificiale come Profutura 1 e 2, Mellin 1 in diversi formati e svariate tipologie di Aptamil 1 e 2, incluse le versioni AR, quelle formulate per rigurgito, e le compresse -1. La causa addotta dall’azienda, che pure vanta una certificazione B Corp e una missione dichiarata legata al benessere e alla salute -1, è l’adeguamento alle nuove linee guida dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, l’EFSA, la quale ha stabilito solo lo scorso 2 febbraio – data che segna uno spartiacque normativo – i primi livelli massimi di riferimento per la cereulide.

Si tratta, occorre sottolinearlo, di una tossina prodotta dal batterio Bacillus cereus, un microrganismo la cui pericolosità nei latti per lattanti è stata a lungo sottovalutata al punto che, né in Svizzera né nell’Unione europea, esisteva un contenuto massimo legale vincolante; lo chiarisce senza ambiguità l’Ufficio federale della sanità pubblica, spiegando che l’assenza di dati sufficienti aveva impedito fino a oggi l’introduzione di un parametro certo -6-7. La decisione dell’EFSA introduce dunque un criterio sanitario inedito, e i richiami in atto non segnalano tanto un’emergenza improvvisa quanto piuttosto l’applicazione retroattiva di una soglia di sicurezza che prima non esisteva. I lotti ritirati, infatti, non superavano limiti inesistenti, ma ora si trovano al di sopra dei valori che la comunità scientifica ha indicato come accettabili per prevenire episodi di vomito e dissenteria nei bambini molto piccoli.

La silenziosa emersione della tossina e il ritardo normativo

La cereulide, che i risultati di laboratorio hanno individuato come fattore scatenante di sindromi emetiche, rappresenta una sfida analitica complessa: non lascia tracce organolettiche percepibili, non altera l’odore né il sapore del latte ricostituito, eppure può provocare quadri clinici acuti nei neonati, i cui sistemi enzimatici e ponderali amplificano gli effetti delle micotossine -6. L’EFSA, con la determinazione del 2 febbraio, ha colmato un vuoto che perdurava da anni, ma lo ha fatto in assenza di una spinta emergenziale: l’Organizzazione mondiale della sanità, interpellata dall’agenzia Awp, ha infatti precisato che a livello globale risultano solo due casi confermati di malattia riconducibile a latte contaminato da cereulide, a fronte di nove episodi sospetti segnalati -9. Questa discrepanza tra la mole dei richiami – che hanno attraversato continenti e marchi, da Nestlé fino a Danone – e l’esiguità dei casi clinici certi alimenta una riflessione sul principio di precauzione e sul suo rapporto con la percezione del rischio.

L’architettura societaria e il peso della specializzazione nutrizionale

Danone Nutricia Spa Società benefit, con sede operativa in Italia e radici che affondano nell’olandese Nutricia fondata nel 1905, opera all’interno di un gruppo che ha fatto della nutrizione specializzata uno dei suoi quattro pilastri strategici, accanto ai prodotti lattiero-caseari freschi, alle acque e alla nutrizione medica -8-9. L’acquisizione di Royal Numico nel 2007 ha permesso alla multinazionale francese di assorbire un know-how centenario nella produzione di latti per lattanti e alimenti dietetici, e oggi la divisione Specialized Nutrition genera ricavi nell’ordine degli 8,3 miliardi di euro -8. I marchi coinvolti nel provvedimento – Mellin, Aptamil, Profutura – costituiscono l’ossatura commerciale di questa branca in Italia, e il loro richiamo non riguarda solo la distribuzione farmaceutica ma anche la grande distribuzione organizzata, con inevitabili ricadute logistiche e reputazionali. I moduli ministeriali, consultabili pubblicamente, indicano senza margine di interpretazione che il motivo del provvedimento risiede unicamente nell’allineamento ai nuovi parametri EFSA, escludendo quindi focolai infettivi accertati negli stabilimenti produttivi.

L’eccezione svizzera e l’inerzia della politica sanitaria

Mentre l’Unione europea muove i primi passi verso una regolamentazione uniforme, la Svizzera non ha recepito l’indicazione: il regolamento elvetico sull’igiene prevede sì un valore limite per il Bacillus cereus negli alimenti secchi, ma non per la sua tossina, e la mancanza di dati epidemiologici robusti continua a paralizzare qualsiasi iniziativa normativa. È una posizione che lascia i produttori senza un parametro certo e i genitori senza un riferimento chiaro. I nove casi segnalati in territorio elvetico, tutti concentrati al di fuori del Ticino, non hanno modificato l’approccio attendista delle autorità, le quali ribadiscono l’insufficienza delle evidenze scientifiche per stabilire un contenuto massimo legale -9. Si crea così un paradosso: prodotti identici, distribuiti dagli stessi gruppi multinazionali, possono essere ritenuti conformi o non conformi a seconda che varchino il confine di Chiasso o di Ventimiglia, con il risultato che la sicurezza del latte in polvere viene determinata più dalla geografia che dalla tossicologia.

I numeri del fenomeno tra percezione e realtà clinica

L’Organizzazione mondiale della sanità, con la consueta cautela lessicale, distingue tra episodi sospetti e diagnosi confermate: dei primi se ne contano nove, dei secondi appena due, in tutto il mondo. È un dato che ridimensiona la portata sanitaria dell’allarme ma non ne annulla il significato. Il richiamo di settanta lotti da parte di Danone Nutricia non nasce da un’epidemia in atto, né da ricoveri ospedalieri in serie, bensì dall’applicazione di un nuovo paradigma tossicologico a prodotti immessi in commercio quando quel paradigma non esisteva. Le famiglie si trovano così a dover restituire confezioni integre, acquistate magari settimane prima, senza che vi sia alcuna prova che quelle stesse polveri avrebbero provocato danni. È la norma che insegue la scienza, non il contrario, e in questo inseguimento i prodotti diventano improvvisamente inadeguati pur essendo materialmente identici a quelli consumati fino al giorno prima. Il fenomeno, che ha investito in rapida successione tutti i principali attori del settore, rivela quanto fragile sia l’equilibrio tra innovazione normativa e continuità produttiva, e quanto conti, nella filiera alimentare dedicata alla prima infanzia, l’introduzione di un singolo parametro analitico.

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