Cardini e Fratoianni contro Trump e Meloni: la svolta venezuelana divide la politica
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Redazione Interno
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Il blitz militare ordinato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, contro Caracas, culminato con la cattura di Nicolas Maduro, ha scatenato un aspro dibattito politico nel nostro Paese, rivelando una frattura profonda nell'approccio alla sovranità nazionale e al diritto internazionale. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha infatti definito "legittimo" l'intervento, giudicandolo un'azione di natura difensiva, una presa di posizione che ha immediatamente sollevato un coro di critiche aspre e trasversali, provenienti tanto da settori della destra intellettuale quanto dall'opposizione parlamentare.
Le accuse dalla destra "sovranista"
Franco Cardini, storico spesso associato all'area culturale di destra, non ha usato mezzi termini, definendo Trump "un cialtrone" e "un disintegratore del diritto internazionale", al punto da auspicarne una destituzione. Secondo Cardini, che ha paragonato la posizione di Meloni a quella tenuta in passato sull'Ucraina a sostegno dell'"aggredito", l'azione statunitense rappresenta una minaccia concreta all'intera area caraibica, citando, tra l'altro, le mire sulla Groenlandia. Un giudizio durissimo che mette in luce come la scelta del governo di appoggiare l'operato di Washington sia vista, da alcuni, come una palese contraddizione rispetto alle dichiarazioni di sovranismo che hanno a lungo caratterizzato la retorica della maggioranza.
La condanna dell'opposizione
Sul fronte politico, la reazione più veemente è arrivata da Nicola Fratoianni, di Alleanza Verdi e Sinistra, il quale ha bollato l'"aggressione di Trump al Venezuela" come "un atto criminale", aggiungendo che chi la giustifica, come ha fatto Giorgia Meloni, "offende l'intelligenza degli italiani". Parole che riassumono il senso di indignazione di una parte del Parlamento, secondo cui l'Italia si sarebbe ridotta a un mero "vassallo" abdicando a qualsiasi autonomia di giudizio. Una linea, quella governativa, giudicata pericolosa anche dal responsabile esteri del Partito Democratico, Giuseppe Provenzano, il quale l'ha definita "grave e insostenibile", sottolineando come il Paese, data la presenza di migliaia di connazionali in Venezuela, avrebbe invece potuto e dovuto giocare un ruolo di mediazione, concentrandosi piuttosto sulla delicata questione della liberazione di Alberto Trentini.
Un governo a "sovranismo limitato"
La polemica, al di là dei toni accesi, sembra dunque evidenziare una duplice critica alla condotta dell'esecutivo: da un lato, l'accusa di incoerenza ideologica, con un sovranismo che si afferma in politica interna ma che sembra affievolirsi drasticamente quando si tratta di rapporti con l'alleato americano; dall'altro, la denuncia di una miopia strategica, che trascura i rischi per i cittadini italiani nella regione e le potenzialità diplomatiche di Roma, preferendo un allineamento automatico a una politica di potenza i cui presupposti giuridici appaiono, a molti osservatori, quantomeno discutibili. La questione, come dimostrano le parole degli storici e dei politici, va ben oltre il singolo evento, toccando nervi scoperti dell'identità e della collocazione internazionale dell'Italia.




