Fratoianni attacca Meloni: "Niente patrimoniale, ma i lavoratori sono tassati al massimo"
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Redazione Interno
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Mentre il governo ribadisce con forza la sua opposizione a qualsiasi forma di prelievo sui grandi capitali, Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, rivolge un'accusa precisa all'esecutivo. Secondo il politico, che ha parlato in un recente intervento, l'affermazione della premier Giorgia Meloni, la quale esclude in modo categorico l'introduzione di una patrimoniale, nasconde una realtà fiscale ben diversa e gravosa per la maggior parte dei cittadini. "Con loro al governo", ha dichiarato Fratoianni, "si registra una pressione fiscale record sulla gente che lavora", un dato che, a suo avviso, si accompagna all'aumento della spesa militare e al progressivo diminuire dei fondi destinati alla sanità pubblica. Questa posizione, che delinea un esecutivo attento a salvaguardare i patrimoni più cospicui ma severo con i redditi da lavoro, si inserisce in un dibattito già di per sé complesso, arricchito da ulteriori voci e da non pochi dissidi interni alla maggioranza e all'opposizione.
Le divisioni nel campo avversario
La polemica sollevata da Fratoianni, infatti, giunge in un momento di frizione anche all'interno dello schieramento di centro-sinistra, dove la proposta di una tassa sui grandi patrimoni, rilanciata inizialmente dal segretario del Partito Democratico Elly Schlein, non sembra trovare un consenso unanime. Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha infatti affermato senza ambiguità che la patrimoniale "non è all'ordine del giorno" per il suo partito, prendendo in tal modo le distanze dalla linea della Schlein, la quale, pur preferendo un intervento a livello europeo o internazionale, non l'aveva considerata un tabù. Una presa di posizione netta, quella di Conte, che ha generato non pochi malumori tra i pentastellati e che, di fatto, smarca il Movimento dalla possibile alleanza su questo tema specifico con Fratoianni e Angelo Bonelli, i quali intendono invece portare una loro proposta di patrimoniale direttamente al tavolo di confronto.
Uno scontro che va oltre le semplici scaramucce
Se gran parte della cronaca politica è spesso caratterizzata da polemiche effimere e di breve durata, il confronto sulla pressione fiscale e sulla patrimoniale appartiene a una categoria ben più sostanziale e seria. Pur nella consapevolezza che, allo stato attuale, non si profila all'orizzonte l'adozione di una simile misura, lo scambio di accuse e di posizioni rappresenta un segnale importante delle diverse visioni economiche e sociali in campo. Da un lato, un esecutivo che punta a rassicurare i detentori di ricchezza e a concentrare la leva fiscale principalmente sul lavoro dipendente e sulle imprese; dall'altro, una parte dell'opposizione che invoca una maggiore equità tributaria, pur trovandosi divisa sugli strumenti e sui tempi per realizzarla.
Il commento pungente della satira
A dare ulteriore risonanza al tema, contribuendo a portarlo all'attenzione dell'opinione pubblica, è intervenuta anche la satira, che con una sua vignetta ha colto nel segno esagerando, come è nel suo stile, i toni della contesa. La caricatura, pubblicata proprio in quei giorni, ha messo in luce come il dibattito, nato per colpire solo i grandi patrimoni, rischi in realtà di coinvolgere una platea di contribuenti molto più ampia, includendo anche chi di ricco ha ben poco. Una preoccupazione, questa, che trova eco nel parere di molti economisti, i quali giudicano la patrimoniale una misura dal gettito potenzialmente modesto e dagli effetti economici controproducenti, poiché rischierebbe di disincentivare il risparmio privato e, soprattutto, gli investimenti necessari alla crescita.




