Polemica sulle basi Usa in Iran, Conte attacca Meloni: «Pronta a piegarsi». Fratoianni: «Appoggio logistico a guerra illegale»
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Redazione Interno
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La discussione parlamentare sulle comunicazioni dei ministri della Difesa, Guido Crosetto, e degli Esteri, Antonio Tajani, riguardo alla crisi in Iran e nel Golfo, ha inasprito lo scontro politico tra la maggioranza e le opposizioni. Il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ha aspramente criticato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accusandola di sottrarsi al confronto istituzionale in un momento di grave tensione internazionale, per limitarsi, secondo la sua espressione, a interventi solitari sui media. Le dichiarazioni di Conte, rilasciate ai cronisti a Montecitorio, si sono concentrate sulla gestione dell’esecutivo di fronte agli attacchi armati in corso nell'area, sollevando dubbi sulla posizione ufficiale dell'Italia.
Il leader del M5S ha puntato il dito contro quella che ha definito una strategia di delega, affidata ai due ministri competenti, i cui interventi in Aula sarebbero stati caratterizzati da imprecisioni. Nel mirino di Conte è finita la questione dell'utilizzo delle basi militari italiane, un tema delicato che, a suo giudizio, il governo starebbe affrontando con troppa ambiguità. Sebbene al momento non vi sia una richiesta formale da parte di Washington, l'ex presidente del Consiglio ha paventato il rischio che l'esecutivo si appresti ad accogliere ogni eventuale futura sollecitazione americana, senza un preventivo e chiaro pronunciamento del Parlamento, piegandosi – questa l'espressione utilizzata – alle necessità logistiche degli alleati.
Le accuse di complicità e il silenzio sulla condanna
Sullo stesso fronte dell'opposizione, seppur con accenti diversi, si è levata la voce di Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra. Intervenendo nell'Aula della Camera al termine delle comunicazioni governative, il leader di AVS ha rincarato la dose, sostenendo che l'Italia stia di fatto fornendo un sostegno logistico a quella che ha definito una guerra illegale. Fratoianni ha annunciato il voto contrario del suo gruppo alla risoluzione presentata dalla maggioranza, motivando la scelta con la necessità di opporsi a chi, secondo lui, sta progressivamente smantellando i principi del diritto internazionale per sostituirli con la legge del più forte e del più ricco. Il riferimento implicito è alle azioni militari in corso, che a suo avviso meriterebbero una condanna senza tentennamenti.
Al centro della polemica sollevata da entrambi i leader di opposizione c'è, infatti, l'assenza di una presa di posizione netta da parte del governo sugli attacchi armati condotti da Stati Uniti e Israele, ritenuti in violazione delle norme internazionali. Conte ha rimarcato come, nonostante la gravità degli eventi, non sia ancora giunta una parola chiara di condanna da parte dell'esecutivo. Un silenzio che, per i critici, rischia di essere interpretato come un tacito assenso a operazioni belliche che potrebbero allargare il conflitto nell'intera regione mediorientale, coinvolgendo indirettamente anche l'Italia attraverso la messa a disposizione delle proprie infrastrutture.
L'assenza della premier e le repliche indirette
La mancata presenza di Giorgia Meloni in Parlamento per riferire sulla crisi è diventata essa stessa oggetto del contendere politico. Le parole di Conte, che hanno descritto una presidente del Consiglio intenta a fare monologhi radiofonici mentre la situazione internazionale richiederebbe la massima attenzione istituzionale, hanno riecheggiato tra i banchi dell'opposizione. Tajani, dal canto suo, ha replicato in modo interlocutorio, dichiarando che Meloni interverrà in Parlamento quando lo riterrà opportuno, una formula che non ha placato le critiche di chi, come Fratoianni, ritiene che la posta in gioco richieda invece un confronto immediato e trasparente con le Camere. Sullo sfondo, resta la delicata partita diplomatica che l'Italia è chiamata a giocare, sospesa tra gli impegni atlantici e la necessità di preservare spazi di dialogo in un'area cruciale per gli equilibri energetici e la stabilità globale.




