Kallas: “La Russia non è una superpotenza, è a pezzi”. Nuovi raid su Odessa e il caso Navalny torna a Monaco

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, l’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Kaja Kallas, ha fornito una lettura netta e senza appello dello stato di salute della Federazione russa, descrivendola come un paese logorato da un conflitto che ormai dura da oltre un decennio. “La Russia non è una superpotenza”, ha dichiarato Kallas, “dopo più di un decennio di conflitti, di cui quattro anni di guerra su vasta scala in Ucraina, è appena andata oltre i limiti del 2014, a un costo di 1,2 milioni di vittime” -1-5. L’economia, secondo l’analisi della diplomatica europea, sarebbe in ginocchio, tagliata fuori dai mercati energetici europei, con i cittadini che continuano a fuggire dal paese. La vera minaccia, ha proseguito, non risiederebbe tanto nella potenza bellica attuale di Mosca, quanto nella possibilità che al tavolo negoziale ottenga ciò che non è riuscita a strappare con le armi, un rischio che l’Unione intende scongiurare con ogni mezzo -1-8.

Nel frattempo, il conflitto prosegue senza sosta e le ostilità non conoscono tregua nemmeno durante i colloqui diplomatici. La scorsa notte, le forze russe hanno lanciato un massiccio attacco con 83 droni su diverse località ucraine; 55 di questi sono stati abbattuti o neutralizzati dalle difese aeree di Kiev, ma 25 sono riusciti a colpire gli obiettivi causando danni ingenti in almeno 12 aree -1-2. Particolarmente violenti i raid sul porto di Odessa, dove un serbatoio di carburante è stato centrato provocando un incendio di vaste proporzioni e una fuoriuscita di prodotti petroliferi, come confermato dal servizio di emergenza statale ucraino che, fortunatamente, non ha registrato vittime tra la popolazione civile -2-5.

Mentre l’attenzione dei media era concentrata sulle dichiarazioni di Kallas, un’altra ombra si è allungata sulla città bavarese, riportando alla ribalta la morte di Aleksej Navalny. I ministeri degli Esteri di cinque paesi europei — Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi — hanno diffuso una nota congiunta in cui si afferma che nuove analisi sui campioni prelevati dal dell’oppositore, morto due anni fa in una colonia penale siberiana, dimostrerebbero in modo inequivocabile l’avvelenamento con epibatidina, una tossina letale estratta dalla pelle di alcune specie di rane freccia del Sud America, sostanza che non è presente in natura in Russia -3-9. La vedova di Navalny, Yulia Navalnaya, ha accolto i risultati dell’inchiesta come la conferma di ciò che era certo fin dal primo giorno, definendo pubblicamente Putin un assassino -3.

Interpellato proprio sulla possibilità di fare la stessa fine dell’oppositore, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, presente a Monaco per una serie di incontri bilaterali, ha risposto con una franchezza che lascia poco spazio a interpretazioni, sebbene tradisca anche la stanchezza di chi è costretto a convivere quotidianamente con il pericolo. “Non posso pensare a Vladimir Putin e ai suoi piani di avvelenamento, se li ha”, ha dichiarato Zelensky. “Cerco di non pensarci; altrimenti sarebbe tutto ciò a cui penserei” -4. Il leader ucraino, nella sua agenda fitta di impegni, ha incontrato il segretario di Stato americano Marco Rubio e ha avuto colloqui telefonici con gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, in preparazione del prossimo round di negoziati trilaterali previsto a Ginevra, dove si tenterà di trovare una mediazione in un contesto sempre più complesso -4-7.

Mosca respinge le accuse e rilancia la proposta di una “governance esterna” per l’Ucraina

Sul fronte diplomatico, il ministero degli Esteri russo, per voce della portavoce Maria Zakharova, ha fatto sapere che commenterà le accuse coordinate dei governi europei relativamente alla morte di Navalny solo quando saranno disponibili i risultati dei test condotti dalle proprie autorità, gettando ombra su tempistiche e modalità delle indagini condivise a Monaco. Zakharova ha inoltre insinuato che la questione dell’oppositore sia stata sollevata ad arte proprio mentre ci si aspettava una presa di posizione sui risultati delle indagini relative al sabotaggio dei gasdotti Nord Stream -4. Parallelamente, la Russia ha riaperto il dibattito su un’ipotesi già accennata in passato dal presidente Putin: l’introduzione di una “governance esterna” in Ucraina sotto l’egida delle Nazioni Unite, una soluzione che Mosca si dichiara pronta a discutere con Stati Uniti e paesi europei per cercare una via d’uscita al conflitto, anche se l’idea appare per ora lontana da qualsiasi concreta possibilità di attuazione -7.

Le linee rosse tracciate da Kallas e la resilienza ucraina

Tornando al discorso di Kallas, l’Alto rappresentante Ue ha voluto anche rispondere con una punta di ironia a chi, negli Stati Uniti, dipinge l’Europa come un continente in declino, “woke e decadente”, destinato a scomparire. “Contrariamente a quanto qualcuno sostiene”, ha affermato, “l’Europa non è davanti alla cancellazione della sua civiltà. Le persone vogliono ancora unirsi al nostro club, e non solo i loro connazionali europei”, citando a sorpresa l’interesse del Canada per un più stretto legame con l’Unione -1-5. Un messaggio chiaro, volto a ribadire la coesione e l’attrattiva del blocco europeo in un momento in cui la guerra in Ucraina, giunta al suo quarto anno su vasta scala, continua a testarne la resilienza e la determinazione a sostenere Kiev, anche di fronte a una Russia che, pur indebolita, non mostra alcuna intenzione di fare marcia indietro.

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