In Italia circolano quasi 11 milioni di auto con più di 15 anni, soprattutto al Sud e tra gli over 65
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Redazione Economia
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Il parco auto italiano, già noto per essere tra i più vecchi d’Europa, continua a invecchiare: sono circa 10,7 milioni le vetture immatricolate prima del 2010, un dato che emerge dall’ultima ricerca condotta da mUp Research per Facile.it. Un fenomeno che non solo riflette abitudini consolidate, ma solleva questioni legate alla sicurezza, all’impatto ambientale e alle spese di manutenzione, sempre più gravose per chi possiede un veicolo obsoleto.
Analizzando la distribuzione geografica, il Sud e le Isole registrano la percentuale più alta, con il 43% di automobilisti che guidano mezzi con oltre 15 anni di vita. La fascia d’età più rappresentata è quella tra i 65 e i 74 anni, dove la quota raggiunge il 50%, segno di una tendenza a conservare le auto a lungo, spesso per necessità economiche o affezione al mezzo. Nonostante i progressi tecnologici e le spinte verso la mobilità elettrica, molti preferiscono ancora affidarsi a vetture a benzina o diesel, ritenute più affidabili o semplicemente più familiari.
Le conseguenze di questo invecchiamento sono multiple. Da un lato, i costi di gestione si fanno più onerosi: riparazioni frequenti, consumi elevati e maggiori rischi di guasti incidono sul bilancio delle famiglie. Dall’altro, l’ambiente paga il prezzo di un parco circolante poco efficiente, con emissioni inquinanti ben superiori rispetto a quelle dei modelli più recenti. Senza contare il tema della sicurezza: le auto datate, spesso sprovviste di sistemi di assistenza alla guida avanzati, espongono i conducenti a rischi maggiori in caso di incidente.
C’è poi un aspetto culturale che non va sottovalutato. Per molti, soprattutto tra le generazioni più anziane, l’automobile rappresenta un bene durevole, da mantenere in funzione il più a lungo possibile. Un approccio che contrasta con le logiche del mercato attuale, sempre più orientato verso l’innovazione e la sostenibilità. E mentre l’Europa accelera sulla transizione elettrica, in Italia il passaggio alle nuove tecnologie procede a rilento, complici anche i prezzi elevati e una certa diffidenza verso le vetture "senz’anima", come le definiscono gli appassionati di motori tradizionali.




