Iran, i Pasdaran rivendicano l’attacco alla base Usa in Giordania: "Gravi danni ai velivoli"
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Redazione Esteri
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Le tensioni in Medio Oriente hanno raggiunto un nuovo punto di rottura, con la Giordania che si trova improvvisamente al centro di un conflitto che fino a poco tempo fa sembrava confinato ad altri scenari. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane, i Pasdaran, hanno rivendicato un attacco missilistico contro l'aeroporto giordano di Aqaba, dichiarando di aver causato gravi danni a diversi aerei militari statunitensi in quello che viene descritto come un'operazione di rappresaglia per i continui raid americani sul territorio iraniano.
La tv di Stato iraniana ha diffuso la notizia, citando un comunicato ufficiale dei Pasdaran secondo cui aerei da trasporto pesante e da pattugliamento dell'esercito Usa, impegnati in quella che l'Iran definisce l'invasione dell'aeroporto di Aqaba, sono stati presi di mira da missili balistici. I dettagli forniti da Teheran parlano di danni significativi riportati da diversi velivoli.
Questa rivendicazione arriva dopo che l'esercito giordano, da parte sua, ha reso noto di aver intercettato e abbattuto cinque missili e tre droni lanciati dal territorio iraniano, precisando che l'intercettazione è avvenuta nei cieli sopra il governatorato di Zarqa e che non si sono registrate vittime o danni sul suolo giordano.
La Giordania nel mirino: un equilibrio sempre più precario
La posizione della Giordania si fa sempre più complessa, poiché il regno si trova stretto tra la sua storica alleanza con gli Stati Uniti e la crescente aggressività dell'Iran, che ora considera le basi militari statunitensi sul suo territorio come obiettivi legittimi. Le dichiarazioni dei Pasdaran non si sono limitate a rivendicare l'attacco, ma hanno esortato l'esercito giordano a prendere di mira le forze statunitensi presenti nel Paese, definite "forze militari invasori e infedeli".
Amman, che ha sempre dichiarato di volersi tenere estranea al conflitto, si trova così a dover gestire una crisi che la vede esposta in prima linea, con i suoi cieli sorvolati da droni e missili e il suo territorio utilizzato come base per le operazioni militari americane.
La capitale, Amman, è diventata il simbolo di queste possibili rappresaglie. Gli ingombri di derrate e merci che attendono di entrare a Gaza, con i camion trasformati in lamiere roventi sotto il sole cocente, sono l'immagine di un Paese che rischia di essere intrappolato nel fuoco incrociato di una guerra che non ha voluto. La presenza di truppe e velivoli statunitensi, che utilizzano le basi giordane per le loro operazioni, rende il regno un bersaglio privilegiato per le ritorsioni di Teheran.
Secondo analisti, la Giordania, a differenza di altre nazioni del Golfo, dipende fortemente dagli aiuti statunitensi e si trova quindi in una posizione di debolezza che le impedisce di opporsi alle richieste di Washington, subendo così le conseguenze di una guerra combattuta da altri.
Le reazioni di Israele e lo spettro di un allargamento del conflitto
Le tensioni non si limitano al confine giordano, ma si estendono anche al Libano, dove l'accordo di tregua è ormai considerato una "lettera morta". In questo contesto di crescenti ostilità, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha lanciato un avvertimento chiaro e senza mezzi termini: se l'Iran dovesse lanciare missili contro Israele, il Paese lo colpirà con tutta la sua forza.
Questa dichiarazione arriva in un momento in cui il memorandum d'intesa tra Washington e Teheran, siglato solo un mese fa, è stato di fatto accantonato e gli Stati Uniti hanno ripreso a condurre attacchi mirati contro obiettivi iraniani. Katz ha inoltre ribadito la posizione di Israele sulla zona di sicurezza in Libano, affermando che le Forze di difesa israeliane non si ritireranno nonostante le pressioni internazionali.
Nonostante la durezza delle dichiarazioni di Katz, l'amministrazione Trump, stando a quanto riportato da alcune fonti, avrebbe manifestato una certa riluttanza a coinvolgere direttamente Israele nei combattimenti, per il timore di perdere il controllo di un conflitto che potrebbe facilmente sfuggire di mano. Tuttavia, il ministro della Difesa israeliano ha chiarito che le Idf sono in massima allerta e pronte a riprendere una campagna autonoma contro l'Iran per eliminare le minacce, se necessario.
Le parole di Katz fanno da contraltare alla posizione ufficiale dell'Iran, che ha promesso rappresaglie per ogni attacco alle sue infrastrutture, e lasciano intendere che il rischio di un'escalation regionale che coinvolga più attori è più alto che mai.
Un attacco che ha già fatto vittime
Questa nuova ondata di violenza ha già provocato le prime vittime militari statunitensi in Giordania. Un video diffuso online mostra il momento in cui i missili iraniani colpiscono una base aerea, e secondo quanto riferito dall'esercito americano, l'attacco ha causato la morte di due militari, il ferimento di altri quattro e la scomparsa di un uomo.
Il bilancio delle vittime statunitensi dall'inizio del conflitto è salito così a 16, con Teheran che rivendica l'azione come diretta conseguenza dei raid americani che hanno causato decine di vittime tra le sue fila. Il Pentagono ha risposto intensificando i bombardamenti sull'Iran, in una spirale di violenza che sembra non avere fine, mentre il New York Times ha rivelato che il numero di feriti non comunicati dal Pentagono sarebbe molto più alto di quanto ufficialmente dichiarato.
Nonostante gli sforzi diplomatici di alcuni Paesi mediatori, che avrebbero prospettato una tregua di dieci giorni, le ostilità continuano senza sosta. I Pasdaran hanno rivendicato attacchi anche in Kuwait, Oman e Bahrein, ampliando il raggio d'azione delle loro rappresaglie. Il Qatar e il Bahrein hanno confermato di aver intercettato missili e droni iraniani, con alcune schegge che hanno ferito un bambino in Qatar.
Lo scenario che si profila è quello di un conflitto sempre più regionale, in cui nessun Paese del Golfo sembra essere al sicuro dalle ritorsioni di Teheran.




