La sfida di Pillon per la «famiglia nel bosco»: un nuovo avvocato per un caso che non vuole tregua
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
PESCARA. La mole di documenti che Simone Pillon, fresco di nomina, si troverà ad analizzare in queste ore è imponente, eppure la sostanza del caso – per chi ne ha seguito le evoluzioni – appare chiara già da tempo: Catherine, la madre dei tre bambini cresciuti in una capanna nel bosco di Palmoli, non intende compiere un passo indietro rispetto al modello educativo adottato, un’intransigenza che il Tribunale dei minorenni dell’Aquila ha già sanzionato portandoglieli via per affidarli alla casa famiglia di Vasto. L’ennesima riprova di questa inamovibilità caratteriale, che sembra aver logorato anche i rapporti con i difensori, arriva dalla condotta tenuta dalla donna proprio in questi giorni, quando si è presentata in ospedale per assistere la gemellina di 7 anni, ricoverata per una patologia respiratoria; un gesto che, se da un lato rappresenta l’istinto materno nella sua forma più pura, dall’altro è stato letto dagli operatori della struttura come l’ennesima violazione delle regole imposte dall’allontanamento.
L’addio dei legali e l’ingombro mediatico del caso
La crisi nella squadra difensiva, che ormai sembra una costante di questa travagliata vicenda, si è consumata ufficialmente con le dimissioni degli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas. I due, subentrati a loro volta dopo l’abbandono del primo difensore Giovanni Angelucci, hanno gettato la spugna senza troppi giri di parole, attribuendo la rottura a una sostanziale incompatibilità strategica con i propri assistiti. «Non c’era una visione comune», ha spiegato seccamente Solinas, una formula che nel linguaggio tecnico forense evidenzia quanto la madre e il padre (Nathan) abbiano reso complicata, se non impossibile, la gestione ordinaria del processo. Si tratta della terza scossa in pochi mesi, un ricambio continuo che rischia di lasciare il fronte giudiziario scoperto proprio mentre l’inchiassa dei servizi sociali e le consulenze tecniche d’ufficio entrano nel vivo, in attesa della perizia della ctu Simona Ceccoli che potrebbe risultare decisiva.
Per raccogliere un testimone così caldo, carico di tensioni e di riflettori accesi, la coppia ha pescato a sorpresa nel panorama del diritto di famiglia un nome che mescola competenze legali e un passato politico di primo piano: Simone Pillon. Ex senatore della Repubblica fino all’ottobre 2022 per la Lega di Salvini, Pillon è noto al grande pubblico per essere stato uno degli organizzatori e sostenitori più determinati del Family Day, nonché un convinto oppositore della legge sul fine vita e delle unioni civili. Il suo approccio, come ha già avuto modo di dichiarare in passato commentando il caso, si basa sulla ferma convinzione che lo strapotere dei giudici minorili debba arrestarsi di fronte ai diritti inalienabili dei genitori, una linea dura che potrebbe contrastare efficacemente la narrazione negativa costruita attorno alla figura di Catherine.
Il rigetto del ricorso e l’isolamento della madre
Mentre l’avvocato Pillon si prepara a studiare le carte per arginare anche il «clamore mediatico» che definisce ormai la vicenda, i giudici abruzzensi hanno già fornito un’indicazione chiara sullo stato attuale della tutela. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha infatti respinto il ricorso (presentato proprio dagli avvocati ormai dimessi) contro l’ordinanza che vietava a Catherine di fare ritorno nella casa famiglia di Vasto. In pratica, la magistratura ha confermato che la presenza della madre nella struttura protetta dove sono ospitati i piccoli è controproducente per il loro equilibrio psicofisico; i giudici, basandosi sulle relazioni degli educatori che descrivevano la donna come «ingestibile» e oppositiva, hanno così blindato l’allontanamento, lasciando Catherine ai margini del percorso di crescita dei figli.
Quanto alla piccola degente, fonti ospedaliere hanno comunque rassicurato sulle sue condizioni: la patologia respiratoria che l’ha colpita è di natura virale e comune nella sua età, tanto che dopo le terapie del caso la bambina è stata dimessa, facendo ritorno nell’istituto di Vasto dove la attendono il fratello e la sorella. Un lieto fine sanitario che però non scalfisce la durezza del quadro legale, segnato da un muro di incomunicabilità tra la coppia anglo-australiana e le istituzioni. Per Pillon, ex senatore della Lega, la sfida non sarà solo quella di dimostrare l’infondatezza delle accuse di negligenza o di inadeguatezza genitoriale, ma anche e soprattutto quella di riuscire a governare un caso che ormai sfugge di mano, cercando di trasformare la difesa tecnica in una narrazione alternativa capace di scalfire la determinazione del tribunale.




