Milano, l’urbanistica sotto inchiesta: Sala indagato, il Pd tace mentre il centrodestra chiede le dimissioni
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Redazione Interno
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La bufera giudiziaria che ha travolto Milano, con il sindaco Beppe Sala indagato insieme all’assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi – per il quale la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari –, scuote la politica cittadina. Mentre Lega e Fratelli d’Italia alzano i toni chiedendo le dimissioni della giunta, dal Partito Democratico, salvo rare eccezioni, continua un silenzio imbarazzante.
Sala, che si trova a un anno dalla scadenza del mandato, respinge le accuse, sostenendo di aver avviato un percorso di riorganizzazione che "non dovrà essere vanificato". Ma la pressione cresce, e il centrodestra, già pronto a portare la battaglia in consiglio comunale, punta a trasformare l’inchiesta in una crisi istituzionale.
A rompere il muro del Pd è stato Alfredo Bazoli, vicepresidente del gruppo al Senato, il quale ha invitato a evitare "speculazioni politiche" su una vicenda che, comunque, "incide profondamente sull’attività amministrativa". Un intervento che, seppur cauto, segnala la difficoltà del partito nel gestire un caso che rischia di minare ulteriormente un centrosinistra già in affanno.
Lo scandalo riaccende i riflettori su un tema che a Milano è diventato una ferita aperta: quello dell’urbanistica, dove gli interessi pubblici e privati si intrecciano in modo spesso opaco. La città, un tempo simbolo di un’amministrazione "cool" e progressista, appare oggi sempre più divisa tra speculazioni e disuguaglianze, mentre la politica fatica a proporre risposte convincenti.




