Neofascisti bloccati a Montecitorio, la Lega tace e Fontana chiude la sala
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Redazione Interno
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Se qualcuno pensava che, in vista di un appuntamento nelle istituzioni, i fascisti del terzo millennio avrebbero rinunciato al folklore macabro, si è dovuto ricredere immediatamente. Davanti a Montecitorio, infatti, il portavoce di Casapound Luca Marsella, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, l’ex esponente di Forza Nuova Jacopo Massetti e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti hanno esposto striscioni e bandiere del comitato Rer, acronimo che sta per Remigrazione e Riconquista, scandendo cori contro gli antifascisti. Sapevano bene che le opposizioni avrebbero tentato di bloccare l’evento sul loro progetto di deportazione dei migranti, anche regolari, e non si sono fatti cogliere impreparati, trasformando l’esterno di Palazzo Montecitorio in una piazza di propaganda.
L’occupazione della sala e la chiusura per ordine pubblico
All’interno, le cose sono andate diversamente. Il comitato Rer, quel conglomerato di sigle che include alcune delle realtà neofasciste più note, non è riuscito a tenere la conferenza stampa perché le opposizioni hanno fisicamente occupato la saletta dedicata. Una mossa che ha costretto il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, a intervenire chiudendo i locali per l’intera giornata, citando “motivi di ordine pubblico”. Una decisione che, di fatto, ha respinto le pretese del suo stesso partito, la Lega, il cui parlamentare Domenico Furgiuele aveva patrocinato e permesso l’iniziativa all’interno del Palazzo.
Le reazioni politiche e i silenzi imbarazzanti
Mentre dalle file del Partito Democratico Gianni Cuperlo ha definito l’accaduto uno “sfregio alle istituzioni”, promettendo che queste verranno difese dai suprematisti, sul versante della maggioranza di governo il quadro è stato ben diverso. Oltre al silenzio che è calato da Fratelli d’Italia, spicca il ruolo della Lega, il cui sostegno all’evento ha di fatto concesso una legittimazione politica in pompa magna a gruppi che, in un contesto normale, sarebbero tenuti ai margini del dibattito istituzionale. Una “destra normale”, che si riconosce nei valori della Costituzione, avrebbe forse impedito a un suo parlamentare di ospitare quella che, con le parole di Dante, si potrebbe chiamare una compagnia “malvagia e scempia”. Invece, a CasaPound e alle sigle affini non è stata negata la porta di accesso a Montecitorio, ma è stata sbarrata solo dall’azione di protesta degli avversari politici.
La questione irrisolta della legittimazione
L’episodio solleva interrogativi profondi sui confini della tolleranza democratica. Quel progetto di “remigrazione”, che piace alla Lega e che rimane un tema caro a una certa area radicale, è stato portato fino alle porte dell’Aula dalla stessa maggioranza che governa il Paese, nonostante le proteste e le evidenti tensioni. Una vicenda che mostra come certi temi, e i loro portatori, cerchino uno spazio che le istituzioni faticano a negare, se non quando la pressione esterna diventa insostenibile. Il tutto mentre, paradossalmente, il ministro dell’Interno non ha mai dato seguito ad annunci di sgombero per le sedi di quelle stesse organizzazioni, lasciando aperta una contraddizione tra l’azione di governo e le concessioni nel cuore del Parlamento.




