Trump, i dazi e le ombre di insider trading: il video che riaccende i sospetti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La repentina decisione di Donald Trump di imporre, poi sospendere, pesanti dazi doganali nel giro di pochi giorni ha scatenato non solo turbolenze finanziarie, ma anche il fondato dubbio che qualcuno, prima dell’annuncio ufficiale, abbia potuto trarne vantaggio. «Speculazioni in Borsa, ci sarebbe da approfondire», osserva una fonte vicina alle indagini, sottolineando come le oscillazioni dei mercati abbiano generato guadagni miliardari per alcuni investitori, mentre il panico si diffondeva a livello globale.

La questione, già al centro delle critiche dell’opposizione democratica, è esplosa dopo la diffusione di un video rubato nello Studio Ovale, in cui Trump si lascia andare a dichiarazioni imbarazzanti. Nel filmato, il presidente indica alcuni suoi collaboratori e amici, vantandosi apertamente dei loro profitti. «Lui oggi ha guadagnato due miliardi e mezzo», afferma, riferendosi all’investitore Charles Schwab. Un’ammissione che, sebbene priva di contesto esplicito, ha riacceso i sospetti di insider trading, sollevati più volte durante la sua presidenza.

Il senatore democratico Adam Shiff ha già chiesto un’inchiesta formale, puntando il dito contro possibili violazioni delle norme che regolano l’utilizzo di informazioni riservate. Toccherà alla Sec, l’omologa statunitense della Consob, verificare se ci siano stati effettivi abusi. Ma c’è chi teme che, come in passato, il caso si chiuderà senza conseguenze, nonostante le prove circostanziali.

Intanto, Trump continua a difendere la sua linea sui dazi, ammettendo però eccezioni per alcuni Paesi. «Il 10% è il minimo, ma potremmo fare qualche concessione», ha dichiarato, senza specificare criteri o tempistiche. Una posizione che, mentre divide gli alleati, alimenta le proteste di Wall Street, dove alcuni dei suoi maggiori sostenitori lo avvertono: la politica protezionista rischia di trascinare gli Stati Uniti in una recessione.

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