Scozia, vittoria pesante ma quanti rimpianti: McTominay non si allena con la prima squadra da tempo e il rendimento zoppicante lo dimostra

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Una notte, quella appena trascorsa a Foxborough, che la Scozia attendeva da ben trentasei anni. Per ritrovare il segno X sul calendario dei Mondiali, con il successo che mancava addirittura da Italia ’90, ci ha pensato John McGinn – lui sì, votato dalla stampa come uomo partita – a risolvere un match sporco e complicato contro una coriacea Haiti. Eppure, nel bicchiere mezzo pieno della vittoria (quinta in assoluto in Coppa del Mondo per i britannici), galleggia l’amaro in bocca per un centravanti, Scott McTominay, apparso ai più insolitamente impreciso e fuori fase.

L’ombra di McGinn e il nodo McTominay

A scorrere le pagelle dei quotidiani, tra Scozia e Inghilterra, emerge un verdetto unanime: il 6 stiracchiato per il centrocampista – che pure aveva stregato i tifosi nelle qualificazioni – racconta la storia di una prestazione senza infamia e senza lode. L’Independent, nel suo consueto stile analitico, annota come non sia stato "influente come di consueto", mentre il Daily Record ricorda l’azione che poteva cambiargli la serata: quel palo clamoroso al sedicesimo del primo tempo, dopo il quale, testualmente, "la partita si complica".

La sua condizione fisica solleva più di un interrogativo, visto che dall’inizio della preparazione non si allena stabilmente con il resto del gruppo a causa di un netto calo di minutaggio nel proprio club.

Il peso della panchina d’oro (e di lusso)

Dopo la vittoria per 1-0, grazie alla rete decisiva di McGinn al ventottesimo minuto, la Scozia si gode il primo posto nel girone C in coabitazione con Brasile e Marocco (i verdetti della prima giornata hanno consegnato questo scenario). Al Gillette Stadium di Boston, gremito da oltre trentamila sostenitori del Tartan Army, la formazione di Steve Clarke ha sofferto molto più del previsto. La retroguardia, nonostante qualche brivido (specie con l’uscita a vuoto del portiere Gunn), ha retto l’urto, ma è stato in avanti che si sono visti i limiti maggiori.

Se McTominay ha collezionato un’occasione nitida solo nel primo tempo, spegnendosi poi progressivamente nella ripresa, il resto del reparto offensivo non è stato da meno tra errori banali e mancati raddoppi.

Un dato storico che pesa come un macigno

Si diceva del digiuno: l’ultima affermazione in una fase finale della Coppa del Mondo risaliva al 2-1 rifilato alla Svezia. Da allora, la nazionale britannica ha collezionato solo sconfitte e pareggi, rendendo questo successo contro Haiti – pur nella sua sofferenza – un piccolo trofeo psicologico. Le pagelle della BBC raccontano di un centrocampo che ha faticato a imbrigliare la velocità dei caraibici, con Ferguson e lo stesso McTominay costantemente in ritardo sulle seconde palle.

Una condizione, quella del centrocampista del Manchester United, che appare sempre più distante da quegli standard di rendimento che lo avevano reso un idolo delle folle scozzesi. La sostituzione nella mezz’ora finale, con l’ingresso di Christie, è sembrata più una resa che una scelta tattica.

Il brivido finale e la gestione del vantaggio

Dal suo osservatorio privilegiato, l’allenatore Migne ha visto i suoi sfiorare il colpaccio nel finale con Pierrot, il cui colpo di testa ha accarezzato l’incrocio dei pali facendo trattenere il fiato a tutto lo stadio. La Scozia ha letteralmente sofferto per gestire l’1-0, incapace di trovare quella profondità che solo un centrocampista in piena forma avrebbe potuto garantire. Nel calcio dei dettagli, l’incapacità di McTominay – un tempo implacabile nel saltare l’uomo – di dettare i tempi o semplicemente di proteggere il pallone ha esposto la difesa a ripartenze letali.

Per molti analisti presenti in tribuna, la sua prestazione è stata la fotografia di un calciatore che, seppur titolare in questo mondiale, non ha ancora ritrovato la fluidità necessaria per competere a questi livelli.

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