L'Unione europea prova a inventare il "membro associato" per il Canada: una sfida ai trattati e a Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Unione europea non ha mai avuto, nel suo ordinamento giuridico, la figura del "membro associato". Non esiste nei trattati, nessuno l'ha mai definita, e fino a mercoledì scorso nessun paese terzo aveva mai ricevuto un invito del genere. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, l'ha evocata durante il discorso sullo Stato dell'Unione a Strasburgo, davanti a un ospite d'eccezione: il primo ministro canadese Mark Carney, seduto in Aula come primo leader non europeo a partecipare all'appuntamento annuale.

«Vogliamo lavorare con voi per aprire la strada affinché il Canada diventi il primo membro associato dell'Ue», ha detto von der Leyen, aggiungendo che le due parti condividono valori e visione del mondo.

La mossa ha colto di sorpresa le cancellerie europee. Fonti diplomatiche di diversi Stati membri hanno ammesso di non conoscere l'esatta portata giuridica della proposta, che non sarebbe stata coordinata in anticipo con i governi. Il punto è che l'articolo 49 del Trattato sull'Unione europea riserva la richiesta di adesione agli «stati europei», categoria alla quale il Canada non appartiene. Modificare i trattati richiederebbe l'unanimità dei ventisette e tempi lunghi, una prospettiva che nessuno a Bruxelles considera realistica nel breve periodo.

Per capire cosa potrebbe diventare il "membro associato", gli analisti guardano al modello norvegese. Oslo non fa parte dell'Ue, ma attraverso lo Spazio economico europeo accede al mercato unico in cambio dell'armonizzazione delle proprie regolamentazioni con quelle comunitarie. Nel caso canadese, von der Leyen ha parlato di un'evoluzione del Ceta, l'accordo di libero scambio in vigore provvisoriamente dal 2017, verso una «alleanza per il futuro» che tocchi difesa, energia, minerali critici e intelligenza artificiale.

Per Carney, l'apertura europea arriva in un momento di forte tensione con Washington. Il primo ministro canadese, ex governatore della Banca del Canada e della Banca d'Inghilterra, ha costruito il suo primo anno di mandato su una strategia di diversificazione commerciale e di rafforzamento della sovranità economica, dopo che l'amministrazione Trump ha imposto dazi su diversi prodotti canadesi e ha più volte evocato l'annessione del paese come «cinquantunesimo stato».

A maggio Carney era stato il primo leader non europeo invitato a una riunione della Comunità politica europea, e ha più volte descritto il Canada come «il paese più europeo tra quelli che non stanno in Europa».

Donald Trump non ha tardato a replicare. Appena sceso dall'Air Force One in North Carolina, il presidente americano ha definito «ridicola» l'iniziativa europea e ha minacciato ritorsioni commerciali: «Applicherei dazi molto pesanti sui prodotti provenienti dall'Europa. Se lo facessero non farebbero altro che peggiorare la situazione». La minaccia si inserisce in un quadro già segnato dalla guerra dei dazi avviata dalla Casa Bianca contro Bruxelles e Ottawa, e dal braccio di ferro sul rinnovo dell'accordo commerciale nordamericano.

Non è la prima volta che Bruxelles accarezza l'idea di uno status intermedio. A maggio la proposta del cancelliere tedesco Friedrich Merz di concedere all'Ucraina un "membro associato" come tappa verso l'adesione piena era stata accantonata, complice la riluttanza di diverse capitali a creare categorie flessibili che potessero indebolire il percorso di allargamento formale. Il Canada, dal canto suo, non ha mai chiesto di entrare nell'Ue: Carney ha parlato di una «relazione di alleanza unica», non di adesione.

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