Violenze in Cisgiordania, due moschee incendiate dai coloni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le violenze in Cisgiordania hanno segnato un nuovo episodio di forte tensione dopo che due moschee nelle aree di Nablus e Tulkarem sono state date alle fiamme e vandalizzate da gruppi armati di coloni israeliani. Gli attacchi arrivano in un clima caratterizzato da una crescita delle tensioni, da episodi di violenza e dalle accuse di mancati interventi contro le aggressioni. La situazione si inserisce anche nel contesto di una campagna elettorale condotta dall’estrema destra israeliana con la promessa di riportare Giudea e Samaria, cioè la Cisgiordania, sotto il pieno controllo di Israele.

Tra gli episodi che hanno attirato l’attenzione c’è l’incendio della moschea di Qusra, un villaggio situato nel cuore della Cisgiordania. All’interno dell’edificio è ancora presente l’odore di bruciato dopo l’azione compiuta nella notte di sabato, quando un gruppo di coloni è arrivato nel villaggio e ha appiccato il fuoco. Ahmad, che da tempo lavora alla costruzione della struttura religiosa non ancora inaugurata, ha raccontato di aver visto le fiamme dalla propria abitazione e ha riferito la presenza di scritte in ebraico lasciate dopo l’incendio, tra cui messaggi di vendetta legati alla morte di un colono avvenuta venerdì vicino a Nablus.

Gli attacchi alle moschee e la crescita della tensione in Cisgiordania

Gli episodi di Nablus e Tulkarem si collocano in una fase segnata da un aumento delle tensioni nella Cisgiordania, dove vengono segnalate incursioni militari israeliane e violenze attribuite a gruppi di coloni. Secondo quanto riportato, i coloni continuano anche a costruire avamposti illegali, mentre il tema degli insediamenti e delle confische resta al centro della crisi. Le azioni contro luoghi religiosi hanno contribuito ad alimentare ulteriormente il clima di scontro in un territorio già segnato da contrapposizioni e tensioni crescenti.

A poche ore dall’incontro tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu a Washington, centinaia di ex vertici della sicurezza israeliana hanno reso pubblica una lettera indirizzata al presidente degli Stati Uniti. Nel documento hanno chiesto un intervento per esercitare pressione e fermare le violenze dei coloni in Cisgiordania. Gli ex responsabili della sicurezza hanno avvertito che, se l’ondata di attacchi terroristici dei coloni ebrei dovesse proseguire, le conseguenze potrebbero diventare ancora più gravi rispetto alle atrocità compiute da Hamas il 7 ottobre.

La richiesta di intervento e il nodo politico sulla Cisgiordania

La lettera degli ex vertici israeliani arriva mentre il dibattito sulla Cisgiordania resta legato alle scelte politiche dell’estrema destra e alla questione del controllo del territorio. La campagna elettorale citata punta infatti a rafforzare l’idea di un ritorno di Giudea e Samaria sotto il pieno controllo israeliano, una posizione che si accompagna alla crescita delle tensioni sul terreno. Gli attacchi contro le moschee e le denunce sulle violenze dei coloni hanno riportato l’attenzione internazionale sulla situazione nelle aree di Nablus e Tulkarem.

La moschea di Qusra rappresenta uno dei luoghi coinvolti negli ultimi episodi, con i segni dell’incendio ancora visibili nella struttura. Le testimonianze raccolte dopo l’attacco descrivono una notte segnata dalle fiamme e dalla comparsa di scritte minacciose sulle pareti dell’edificio. Nel frattempo, le richieste rivolte agli Stati Uniti dagli ex responsabili della sicurezza israeliana evidenziano la preoccupazione per il proseguimento delle violenze in Cisgiordania e per le possibili conseguenze di un ulteriore aumento degli scontri.

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