Amatrice, un bambino chiede a Mattarella: "Puoi rimettere il 'Sì' nell'inno nazionale"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
"Presidente Mattarella puoi far rimettere il 'Sì' finale nell'inno d'Italia". È la domanda che un bambino della scuola primaria Sergio Marchionne ha rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita ad Amatrice per l'inaugurazione dell'anno scolastico. Il capo dello Stato, visibilmente emozionato, ha poi cantato l'inno d'Italia insieme ai bambini. La richiesta del piccolo non è casuale: da mesi è in corso una querelle filologica sull'esecuzione del Canto degli Italiani nelle cerimonie ufficiali.
La scelta del Quirinale di eliminare il "Sì" finale
Un decreto firmato il 14 marzo 2025 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 maggio successivo ha stabilito le modalità di esecuzione dell'inno nazionale, eliminando il "sì" finale che per decenni ha accompagnato il ritornello "Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò". La decisione, adottata su proposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha fatto seguito a una comunicazione dello Stato Maggiore della Difesa che ha chiesto alle forze armate di non pronunciare il "sì" durante eventi e cerimonie militari di rilevanza istituzionale.
La scelta risponde a una logica filologica: il "sì" non compare nel manoscritto autografo di Goffredo Mameli conservato al Museo del Risorgimento di Torino, risalente al 1847.
La versione di Novaro e l'aggiunta contestata
La questione affonda le radici nella distinzione tra il testo poetico di Mameli e lo spartito musicale di Michele Novaro. Se il manoscritto mamelliano termina con il verso "l'Italia chiamò" senza alcuna esclamazione, la partitura originale del compositore genovese riporta un "Sì!" scritto sotto l'ultima nota. Secondo le ricostruzioni storiche, Novaro avrebbe giustificato l'aggiunta con l'intento di concludere con "un grido supremo, il quale è un giuramento e un grido di guerra".
Il Quirinale ha scelto di attenersi al testo primigenio di Mameli, precisando che la decisione non ha alcun significato politico o simbolico, ma risponde unicamente alla volontà di uniformare l'esecuzione al dettato originario.
Le parole di Mattarella sulla scuola e l'articolo 34
Nel suo intervento ad Amatrice, Mattarella ha affrontato anche il tema dell'istruzione richiamando esplicitamente la Costituzione. "La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti", ha affermato il capo dello Stato, citando il dettato dell'articolo 34.
Il presidente ha poi aggiunto: "Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell'incomunicabilità".
I laboratori degli studenti e il mosaico del liceo di Monreale
Prima di cantare l'inno con i bambini, Mattarella ha visitato i laboratori allestiti da studenti provenienti da diverse regioni d'Italia. Tra le postazioni presenti, particolare attenzione ha ricevuto quella del liceo artistico di Monreale, specializzato in mosaico. Il capo dello Stato si è intrattenuto con gli studenti e ha fissato personalmente una tessera in una composizione musiva in corso di realizzazione. La visita si è svolta nell'istituto omnicomprensivo intitolato a Sergio Marchionne, nel contesto della cerimonia "Tutti a scuola" per l'avvio dell'anno scolastico.
Il quadro normativo dell'inno nazionale
Il Canto degli Italiani, scritto da Goffredo Mameli nell'autunno del 1847 e musicato da Michele Novaro, è stato scelto come inno nazionale provvisorio il 12 ottobre 1946. Solo con la legge numero 181 del 4 dicembre 2017 la Repubblica ha riconosciuto definitivamente il testo di Mameli e lo spartito musicale originale di Novaro come proprio inno nazionale. Nella versione eseguita nelle cerimonie ufficiali, l'inno prevede l'esecuzione della prima strofa e del ritornello ripetuti due volte consecutive.
La presidenza della Repubblica ha chiarito che la scelta della versione senza il "sì" non ha nessuna ragione particolare né tantomeno politica, ma ha a che fare solo con la volontà di aderire al testo originale di Mameli.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
