Mattarella ad Amatrice inaugura l'anno scolastico nel decennale del sisma

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inaugurato ad Amatrice l'anno scolastico 2026-2027, scegliendo un luogo che porta ancora i segni del terremoto del 24 agosto 2016. Al suo arrivo, il capo dello Stato ha deposto una corona di fiori presso il monumento dedicato alle vittime del sisma, prima di raggiungere l'Istituto Omnicomprensivo "Sergio Marchionne", costruito nella frazione di San Cipriano dopo che il sisma aveva distrutto lo storico plesso "Romolo Capranica".

Ad accoglierlo, insieme al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, c'erano gli studenti della Scuola d'Infanzia e della primaria, oltre a una delegazione dell'Opera Nazionale per il Mezzogiorno d'Italia.

La richiesta di un bambino e l'inno cantato insieme

Nel corso dell'incontro, un bambino della scuola primaria ha rivolto al presidente una domanda destinata a restare tra i momenti più memorabili della giornata: «Presidente Mattarella puoi far rimettere il 'Sì' finale nell'inno d'Italia?». La richiesta arriva dopo che un decreto del Presidente della Repubblica del 14 marzo 2025, emanato su richiesta delle bande militari, aveva eliminato l'esclamazione finale dalle esecuzioni ufficiali, riportando il Canto degli Italiani alla formulazione originaria di Goffredo Mameli, nel cui testo autografo il "sì" non compare.

Mattarella, visibilmente emozionato, ha poi cantato l'inno insieme ai bambini. Ha risposto con il sorriso: «Potete fare quello che volete, ragazzi… sempre secondo quello che dicono gli insegnanti».

Il discorso: dalla cultura come libertà al ruolo insostituibile dei docenti

Nel suo intervento, il capo dello Stato ha affrontato il tema della conoscenza come strumento di emancipazione. «Tutto quello che si acquisisce è libertà, la cultura rende liberi», ha detto, ricordando come un tempo a scuola si imparassero a memoria le composizioni poetiche, pratica che a distanza di decenni continua a tornargli utile. Sul rapporto tra tecnologia e insegnamento, Mattarella è stato netto: «Non potrà mai esserci una macchina al posto di un insegnante, per quanto sia una macchina intelligente».

Un docente, ha spiegato, sa distinguere se un ragazzo alza la mano per perdere tempo o per chiedere un chiarimento, se un'esitazione nasconde impreparazione o la ricerca della parola giusta. «La macchina difficilmente potrebbe farlo».

La scuola come leva di integrazione e coesione

Il presidente ha poi affrontato il tema dell'inclusione, citando l'articolo 34 della Costituzione: «La scuola è aperta a tutti, prepara tutti». Ha sottolineato come l'istituzione scolastica debba «stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e non a lacerare». Secondo il capo dello Stato, la scuola rappresenta «la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati».

Nel suo discorso non ha mancato di richiamare l'attenzione sulla piaga della violenza, definendo «intollerabili» gli episodi che colpiscono ragazze e docenti: «Nella scuola la convivenza e il rispetto devono prevalere mettendo al bando la violenza».

Il segnale di rinascita e il contesto della ricostruzione

Per il ministro Valditara, la scelta di Amatrice per la cerimonia nazionale "Tutti a scuola" ha un valore preciso: «Una giornata importante e un segnale di rinascita, è significativo aver scelto Amatrice. Da qui un segnale di rinascita, di resilienza». La cerimonia si è svolta a dieci anni esatti da quel 24 agosto 2016 quando una scossa di magnitudo 6.0 devastò il Centro Italia, provocando 299 vittime, 365 feriti e circa 40mila sfollati. Il percorso di ricostruzione, come testimoniano le gru e le impalcature ancora presenti in città, resta lungo.

Prima di congedarsi, Mattarella ha visitato la "Sala immersiva" dell'istituto, partecipando con Alberto Angela a un laboratorio sulle nuove tecnologie, dopo che l'attrice Luisa Ranieri aveva letto un estratto del libro "Quando tornano le rondini" di Giada Messetti.

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