Mattarella a Praga: “Libano sotto tempesta di bombardamenti devastanti”. Poi l’appello per una posizione comune dell’Ue

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si trova da giovedì in visita ufficiale a Praga, dove ha incontrato il suo omologo ceco, Petr Pavel. Al termine del colloquio, durante la consueta conferenza stampa congiunta, il capo dello Stato italiano ha voluto aprire il suo intervento affrontando le crisi che insanguinano il Medio Oriente – e in particolare quanto sta accadendo in questi giorni in Libano.

“Non posso non ricordare quanto avviene in Medio Oriente, in questo momento in Libano”, ha dichiarato Mattarella davanti ai giornalisti presenti. Un Paese – ha spiegato – formalmente indipendente, dotato di un nuovo presidente e di un nuovo governo, che stava procedendo a una stabilizzazione crescente e a un progressivo disarmo di Hezbollah. Ed è proprio questa realtà, fragile ma in via di riassetto, a essere stata colpita “sotto la tempesta di bombardamenti devastanti, come ieri è avvenuto”.

Una stabilizzazione minata dai raid

Il ragionamento del presidente italiano parte da un presupposto preciso: il Libano non è uno Stato fallito o in balia delle fazioni, bensì un Paese che aveva imboccato una strada – per quanto accidentata – verso una maggiore tenuta istituzionale. L’elezione di un nuovo presidente e la formazione di un governo, uniti ai passi avanti nel disarmo di Hezbollah, lasciavano sperare in una riduzione delle tensioni interne. Ma i raid aerei – e Mattarella li definisce senza mezzi termini “devastanti” – hanno di fatto interrotto bruscamente quel percorso, gettando nuovamente il Paese dei cedri in una spirale di violenza che rischia di vanificarne gli sforzi.

La sfida per l’Unione europea

Proprio da questa analisi parte il richiamo più politico delle sue dichiarazioni. Il presidente ha sottolineato come, per contribuire concretamente alla pace nella regione, l’Unione europea debba essere capace di elaborare una posizione comune. Nessuna ambiguità, né rinvii alle cancellerie nazionali: secondo Mattarella, la frammentazione delle voci europee – di fronte a scenari così gravi – finirebbe per indebolire qualsiasi tentativo diplomatico. E ha aggiunto, con una frase incidentale che ne ha scandito il peso, che senza un’intesa tra i Ventisette ogni ipotesi di mediazione rischia di restare un esercizio retorico.

La visita ceca e il contesto internazionale

La tappa praghese del presidente – che rientra in un programma più ampio di rafforzamento delle relazioni bilaterali con i Paesi del gruppo di Visegrád – ha offerto così l’occasione per un’incursione netta nelle pieghe della politica estera europea. Petr Pavel, dal canto suo, non ha commentato direttamente le parole di Mattarella, limitandosi a condividere l’allarme per l’escalation. Nessun dettaglio ulteriore è stato fornito sulle modalità dei bombardamenti né su eventuali vittime, in coerenza con un approccio rispettoso alla cronaca nera che evita particolari espliciti. Quel che emerge, invece, è la volontà del capo dello Stato italiano di non limitarsi a una condanna generica: il suo intervento lega la strage in corso alla necessità di una reazione politica unitaria, perché – nelle sue parole – senza un’Europa che parli con una voce sola, anche la più ferma delle deplorazioni rischia di dissolversi nel rumore di fondo delle diplomazie solitarie.

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