Vacanze da incubo alle Maldive e nel Golfo, centinaia di italiani ancora bloccati dopo gli attacchi all’Iran
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Redazione Interno
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Il sogno di una settimana alle Maldive o alle Seychelles, paradisi tropicali sospesi nell'Oceano Indiano, si è trasformato per centinaia di italiani in un vero e proprio incubo logistico, con il ritorno a casa che è diventato un'odissea complessa e, al momento, dal destino segnato da una profonda incertezza. La ragione di questo blocco di massa, che tiene in ostaggio del tempo e della pazienza famiglie intere, è da ricercarsi nell'improvvisa e violenta escalation del conflitto in Medio Oriente, con gli attacchi su larga scala sferrati da Stati Uniti e Israele contro l'Iran e la conseguente, inevitabile risposta di Teherano, che hanno di fatto portato alla chiusura di porzioni fondamentali dello spazio aereo regionale. Il nodo principale, per chi si trovava in vacanza nell'arcipelago delle Maldive o sulle isole Seychelles, è rappresentato dallo scalo di Dubai, hub nevralgico per i collegamenti tra l'Asia e l'Occidente, che è stato preso di mira – come confermato da testimonianze e rapporti ufficiali – da droni e missili iraniani, con detriti caduti nelle vicinanze dell'aeroporto e operazioni di volo sospese per ore, gettando nel caos la viabilità aerea di tutta l'area del Golfo.
Famiglie in ostaggio tra atolli e aeroporti, la disperazione di chi aspetta un volo
Tra le tante storie di disagio che emergono dai resort e dagli aeroporti trasformati in luoghi di attesa forzata, particolarmente emblematica è la vicenda di Giuseppe Laurito e Teresa Itri, una coppia di Cura Carpignano, in provincia di Pavia, bloccati con i loro due figli piccoli, Michelangelo di sette anni e Nicola di appena tre, a Hulhumalé, un'isola vicino alla capitale Malé. La loro vacanza, programmata per concludersi il 2 marzo, sembra non voler trovare una fine, e nonostante abbiano trovato una sistemazione di fortuna in un albergo vicino all'aeroporto – a loro intere spese, con un costo di 160 euro a notte per una camera doppia, pasti esclusi e generi alimentari che raggiungono cifre folli, come un pacchetto di patatine venduto a diciotto dollari – l'incertezza sul quando potranno riabbracciare la normalità della loro vita, fatta di scuola e lavoro, rimane totale. Il piccolo Michelangelo, scrivendo diligentemente i compiti per non rimanere indietro con il programma, ha confessato sul suo quaderno la sua delusione: "Siamo in albergo a Malé e non sono ancora tornato in Italia, purtroppo". I genitori, lui dirigente infermieristico al Mondino e lei biologa, hanno chiesto alla Farnesina, con cui sono in contatto, di poter rimpatriare almeno la madre con i bambini vista la giovane età, ma una risposta definitiva non è ancora giunta, mentre il più piccolo dei due, Nicola, sta iniziando a mostrare i segni di un malessere fisico dovuto alla prolungata e stressante attesa.
Dalle Seychelles a Dubai, un'intera città italiana da rimpatriare
Non va meglio ad altre decine di connazionali sparsi per l'Oceano Indiano. Tre famiglie romane, un gruppo di dodici amici tra cui sei minori di età compresa tra i 3 e i 17 anni, sono letteralmente in ostaggio alle Seychelles dal 28 febbraio, dopo che il loro volo con scalo ad Abu Dhabi è stato cancellato a causa delle ostilità in corso. Claudia Marino, una delle componenti del gruppo, ha raccontato all'Adnkronos l'amara sorpresa di essere venuta a conoscenza della situazione solo una volta arrivati in aeroporto per il rientro, scoprendo che la guerra, pur lontana dagli atolli, aveva comunque sbarrato loro la porta di casa. Nel frattempo, la macchina dei rimpatri si è messa in moto, seppur tra mille difficoltà: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato l'invio di una task force dell'Unità di crisi a Mascate, in Oman, l'unico aeroporto della regione rimasto parzialmente operativo, con l'obiettivo di facilitare il passaggio via terra degli italiani bloccati negli Emirati Arabi e farli imbarcare su voli diretti in Italia. Un'operazione complessa, quella voluta dalla Farnesina, che ha visto anche l'impiego di Carabinieri e Finanzieri per prevenire eventuali tentativi di frode e bagarinaggio sui prezzi dei voli, mentre vengono organizzati charter dedicati anche dalle Maldive, con due aerei diretti a Fiumicino e Malpensa che nelle prossime ore porteranno a casa circa sessanta passeggeri, principalmente persone fragili o con particolari esigenze, a cui si aggiungono i numerosi voli commerciali riprogrammati dalle compagnie aeree per far fronte all'emergenza.
L'incertezza e il caro-prezzi, la lunga attesa negli atolli
La situazione per i circa tremila italiani ancora presenti alle Maldive, secondo le stime fornite dal consolato, rimane comunque critica e caratterizzata da una forte preoccupazione. Giuseppe Piras, un parrucchiere di Napoli bloccato all'aeroporto di Malé, ha raccontato all'Agenzia Nova il senso di abbandono provato da molte delle quasi duecento persone radunate nello scalo, alcune delle quali in lacrime, costrette a dormire in aeroporto senza alcuna notizia certa sui tempi di partenza e lamentando, in alcuni casi, l'assenza di contatti diretti con le autorità italiane, con l'unico riferimento rappresentato dalle agenzie di viaggio. A gravare ulteriormente sulle loro spalle, oltre all'ansia e alla stanchezza, ci sono i costi folli che una situazione di emergenza come questa comporta: la famiglia pavese, per esempio, ha dichiarato la propria disponibilità a pagare anche duemila euro a persona pur di assicurarsi un posto su un charter organizzato dallo Stato, pur di porre fine a questa vacanza che ha assunto i contorni di una prigionia dorata ma invivibile. La guerra in Medio Oriente, con i suoi riflessi inaspettati, ha dimostrato come la globalizzazione abbia reso il mondo interconnesso e fragile, trasformando un paradiso turistico in una trappola per migliaia di viaggiatori, in attesa che i cieli si riaprano e che la diplomazia, o la tregua delle armi, restituisca loro la via di casa.




