Vacanze finite in incubo per centinaia di italiani bloccati alle Maldive e alle Seychelles dopo l’attacco all’Iran
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Redazione Interno
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Il paradiso terrestre, con le sue acque turchesi e la sabbia finissima, si è trasformato in una trappola dorata per migliaia di turisti italiani. La decisione degli Stati Uniti, con il presidente Trump nuovamente alla Casa Bianca, e di Israele di colpire l’Iran ha innescato una crisi regionale che ha chiuso gli spazi aerei del Medio Oriente, uno snodo cruciale per i collegamenti aerei globali. Da sabato 28 febbraio, data dell’inizio delle ostilità, voli cancellati e rotte interrotte hanno lasciato nell’incertezza centinaia di connazionali in vacanza alle Maldive e alle Seychelles, trasformando il sogno di una settimana di relax in un’odissea lunga e costosa. La Farnesina e l’Unità di crisi si sono attivate per coordinare i rientri, ma i tempi si dilatano e la pazienza di molti, specialmente di chi ha problemi di salute o impegni lavorativi improrogabili, è ormai allo stremo.
Il rientro a casa, tra voli charter e spese extra
Tra i tanti che hanno vissuto questa drammatica esperienza, c’è chi, come il bolognese Gabriele e la sua famiglia, ce l’ha fatta a rientrare. Dopo circa una settimana bloccati all’aeroporto di Malé, sono atterrati a Roma su un volo charter, riempito completamente anche con altri passeggeri nella stessa situazione. “Grazie al console e ai ragazzi più giovani”, ha tenuto a sottolineare Gabriele appena toccato il suolo italiano, un ringraziamento sentito per chi si è adoperato in una situazione di caos totale. Il costo dell’operazione, per la sua famiglia, si è aggirato intorno ai mille euro a testa, una cifra ben lontana da quei 10mila euro che alcune compagnie, secondo le prime stime, avevano inizialmente richiesto per un biglietto di rientro. Lui stesso, nei giorni precedenti, aveva denunciato pubblicamente la mancata assistenza da parte dei vettori aerei, lasciati soli a fronteggiare l’emergenza.
Da Pesaro e Modena, la paura di rimanere senza farmaci
Una situazione analoga è stata vissuta dalla coppia pesarese composta da Luca e Cristiana, rientrati proprio ieri dopo sette giorni di angoscia. La loro vacanza si è trasformata in un incubo a causa della guerra in Iran, iniziata proprio il giorno previsto per il loro rientro, il 28 febbraio. Stessa sorte, ma con un carico di preoccupazione in più, per Monica Verri, un’insegnante di Modena. “Saremmo già dovuti rientrare in Italia, ma tutti i voli sono bloccati”, ha raccontato dalla sua località di vacanza. Nonostante lo spavento, Monica si dice fortunata perché lei e i suoi cari stanno bene, a differenza di altri turisti che, bloccati come lei, hanno finito le scorte di insulina o di farmaci salvavita e non sanno quando potranno tornare a casa per rifornirsi. La sua testimonianza, condivisa da molti altri, ha messo in luce le criticità sanitarie dell’emergenza.
L’incubo delle Seychelles per dodici romani
Se le Maldive sono state al centro della cronaca per il numero elevato di connazionali bloccati, la situazione non è stata meno critica alle Seychelles. Qui, dal 28 febbraio, tre famiglie romane – in totale dodici persone, tra cui sei bambini e ragazzi – sono letteralmente ostaggi dell’Oceano Indiano. I voli di rientro, che dovevano riportarli a Roma, sono stati cancellati uno dopo l’altro a causa del conflitto che ha sconvolto il Golfo Persico. La loro odissea, fatta di attese in aeroporto e di continui rinvii, è emblematica di un disagio che ha coinvolto anche i viaggiatori in partenza dall’Italia: i pochi voli ancora disponibili per tornare dall’arcipelago africano avevano raggiunto prezzi proibitivi, fino a 8mila euro a persona, una cifra insostenibile per la maggior parte delle famiglie.
Le conseguenze del blocco aereo sullo scalo di Fiumicino
Il caos generato dalla crisi internazionale ha avuto ripercussioni immediate anche sui principali aeroporti italiani, a partire da Fiumicino. Secondo i dati diffusi nei giorni scorsi, dall’inizio della crisi sono stati annullati circa 160 voli su 4mila, pari al 4% del traffico totale dello scalo romano. I disagi maggiori si sono registrati proprio sabato 28 febbraio, quando molti passeggeri, già in aeroporto per imbarcarsi, sono stati informati della cancellazione del loro volo all’ultimo momento. Le rotte più colpite sono state quelle verso Tel Aviv, Doha, Abu Dhabi e Dubai, con diverse compagnie, da ITA Airways a Wizz Air, da Emirates a Qatar Airways, costrette a sospendere le operazioni. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva già annunciato la disponibilità del governo a evacuare gli italiani, ma nel frattempo, per i circa 3.300 turisti alle Maldive e i 6.000 tra Thailandia e Maldive, l’unica via d’uscita è stata affidarsi alla riprogrammazione dei voli da parte delle compagnie o ai charter organizzati con il supporto della Farnesina, in attesa che la situazione nello scacchiere mediorientale torni a una qualche forma di normalità.




