Voci di tregua a Gaza, ma la guerra non si ferma: ucciso un altro medico, Hamas chiede la fine del conflitto
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Redazione Esteri
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Mentre Donald Trump annuncia che Israele ha accettato una tregua di 60 giorni, a Gaza continuano a cadere le bombe, e l’ultima vittima è un uomo che, in mezzo alla distruzione, rappresentava una speranza. Marwan Al-Sultan, direttore dell’ospedale Indonesiano di Beit Lahiya e uno degli ultimi due cardiologi rimasti nella Striscia, è stato ucciso in un raid. «Siamo sotto shock e addolorati. Non può essere sostituito», ha detto Mohammed Abu Selmia, direttore dell’al-Shifa, al Guardian. Migliaia di pazienti, già privi di cure adeguate da mesi, ora rischiano di non averne più.
Trump, intervenendo sulla crisi, ha dichiarato che Tel Aviv è pronta a fermare le ostilità per due mesi, esortando Hamas a fare altrettanto. Ma il movimento palestinese, pur affermando di essere «pronto a un accordo», insiste che qualsiasi tregua deve portare alla fine della guerra, non solo a una pausa. Intanto, l’esercito israeliano ha ordinato nuove evacuazioni nel centro di Gaza, mentre Netanyahu ribadisce l’obiettivo di «estirpare Hamas dalle radici».
Sul fronte degli aiuti umanitari, intanto, la Svizzera ha avviato lo scioglimento della filiale ginevrina della Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), sostenuta da Stati Uniti e Israele, per irregolarità legali. L’organizzazione, che distribuiva pacchi alimentari con un sistema criticato dall’Onu per presunta mancanza di neutralità, era finita nel mirino dopo le sparatorie avvenute vicino ai suoi centri, dove centinaia di palestinesi sono rimasti uccisi.




