Attentato ad Ankara, il PKK rivendica l'attacco alla Turkish Aerospace Industries
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Redazione Esteri
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Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) ha rivendicato l'attentato di mercoledì scorso contro la sede della Turkish Aerospace Industries (TAI) ad Ankara, un attacco che ha provocato la morte di cinque persone e il ferimento di altre ventidue. L'organizzazione ha dichiarato, tramite un messaggio su Telegram, che l'azione è stata compiuta da una squadra del "Battaglione degli immortali", citando i nomi dei due attentatori, Mine Sevjin Alcicek e Ali Orek, entrambi deceduti durante l'attacco.
A seguito dell'attentato, le autorità turche hanno arrestato 176 membri del PKK, come annunciato dal ministro dell'Interno Ali Yerlikaya. L'attacco ha sollevato interrogativi e sospetti, soprattutto per la scelta del luogo: Kahraman-Kazan, una cittadina a sud di Ankara, che condivide il nome con la città russa di Kazan, dove nello stesso giorno si stava tenendo il vertice dei BRICS, al quale partecipava anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Erdogan, che da mesi tenta di far entrare la Turchia nel blocco economico alternativo a quello occidentale, ha definito i terroristi come "burattini, usati dagli Stati Uniti per i loro interessi".
In risposta all'attentato, la Turchia ha lanciato una serie di raid aerei contro alleati del PKK in Iraq, colpendo un movimento yazidi affiliato al PKK turco a Sinjar, nel nord del paese. Secondo fonti locali, cinque persone sono state uccise negli attacchi. Le autorità autonome in Siria hanno accusato la Turchia di crimini di guerra per i bombardamenti contro i civili curdi, un'accusa che Ankara ha respinto categoricamente.
L'attentato alla Turkish Aerospace Industries rappresenta un grave colpo per la sicurezza interna della Turchia e mette in luce la persistente minaccia rappresentata dal PKK, un'organizzazione fondata da Abdullah Ocalan, che da vent'anni sconta l'ergastolo.




