Macinka: «L'Europa scelga un negoziatore per Kiev e Mosca, basta retorica dell'escalation»
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Redazione Esteri
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La questione di chi debba rappresentare l'Unione europea in un eventuale tavolo negoziale tra Russia e Ucraina continua a dividere le cancellerie. A intervenire con nettezza è Petr Macinka, ministro degli Esteri e vicepremier della Repubblica Ceca, che in un'intervista ha indicato la necessità di nominare un negoziatore unico per l'Europa.
Macinka fa parte dell'esecutivo di destra guidato da Andrej Babiš ed è leader di Motoristé sobě, il partito nato per tutelare gli automobilisti, una formazione che ha fatto dell'opposizione alle politiche climatiche più stringenti un proprio tratto identitario.
La posizione ceca sulla guerra
Secondo il vicepremier ceco, l'Europa deve sedersi al tavolo delle trattative tra Mosca e Kiev, ma per farlo serve appunto un interlocutore designato. «Siamo pronti a difenderci da una possibile minaccia russa, ma evitiamo messaggi che portino a un'escalation», ha sostenuto Macinka, delineando una linea che non rifiuta il sostegno a Kiev ma che chiede di affiancarlo a un percorso diplomatico strutturato.
La sua posizione arriva a margine di un confronto politico che vede coinvolti i principali esecutivi del continente, con la Repubblica Ceca che intende ritagliarsi un ruolo di ponte tra le istanze dei Paesi dell'est e quelle delle capitali occidentali.
Il nodo del portavoce unico
Sul medesimo fronte si è mosso Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri italiano, che ha rilanciato l'idea di un inviato europeo capace di parlare a nome dell'intera Unione. «L'Europa ha bisogno di un portavoce che parli per conto dell'intera Unione. Può essere un gruppo di Stati o una singola persona. L'importante è che ci sia una posizione univoca, perché altrimenti la politica europea apparirebbe debole», ha dichiarato Tajani a Bruxelles, a margine del pre-vertice del Partito popolare europeo.
Il titolare della Farnesina ha indicato in Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, una figura autorevole per quel ruolo, precisando tuttavia che la scelta può ricadere anche su altri, purché sia condivisa e rapida.
Il contesto del Mar Nero
Lo sfondo sul quale si inseriscono queste dichiarazioni è quello di una guerra che ha ormai superato i confini del territorio ucraino per proiettarsi sul mare. Nelle acque rumene e bulgare, Stati membri della Nato, si sono registrati nelle ultime settimane attacchi condotti con droni contro navi commerciali, con incendi a bordo e membri dell'equipaggio dispersi.
Secondo l'analista Tomas Alexa della società Ambrey, la Russia ha ampliato l'area geografica delle proprie operazioni, colpendo mercantili che intrattengono o hanno intrattenuto rapporti commerciali con l'Ucraina anche in acque diverse da quelle russe e ucraine. La situazione ha indotto la Camera di commercio marittima turca a contare oltre 163 navi civili o commerciali prese di mira nella regione nei primi otto mesi dell'anno.
Le conseguenze sui traffici
L'estensione degli attacchi ha ripercussioni dirette sui costi e sulla sicurezza della navigazione. Le prime di assicurazione per il rischio di guerra sono passate da pochi punti percentuali a oltre il 10 per cento, secondo quanto riferito dall'analista di Ambrey, e l'organizzazione londinese Jwc ha inserito il Mar Nero tra le zone ad alto rischio. Molti armatori evitano ormai di inviare i propri mezzi verso i porti ucraini, mentre i marinai manifestano crescente riluttanza a imbarcarsi su rotte considerate esposte.
L'effetto complessivo ricade sulle esportazioni ucraine, che attraverso le rotte danubiane e quelle marittime cercano sbocchi alternativi per le merci destinate ai mercati internazionali.
La visita romana e i dossier bilaterali
La trasferta italiana di Macinka, avvenuta tra il 15 e il 16 ottobre, ha avuto come appuntamento principale l'incontro con Tajani, secondo quanto reso noto dal ministero degli Esteri ceco. Nel programma della visita figuravano anche incontri con rappresentanti degli investitori cechi attivi in Italia, una tappa al centro per la sicurezza informatica e una visita al Pontificio Collegio Nepomuceno.
Sul piano interno, il vicepremier ceco è stato protagonista di un'altra vicenda politica: ha respinto con fermezza l'ipotesi di cedere il dicastero dell'Ambiente, guidato dal suo partito, dopo che il premier Babiš aveva riferito di aver ricevuto duemila mail di cittadini che chiedevano quel passaggio di competenze.
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