Conte a La7: "L'Europa senza negoziatore con Mosca". Scontro con Fittipaldi sul riarmo e la Nato
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Redazione Interno
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La tensione è esplosa ieri sera negli studi di La7, durante la trasmissione "In Onda", dove il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, e il direttore del quotidiano Domani, Emiliano Fittipaldi, si sono affrontati a viso aperto sul conflitto in Ucraina e sulla posizione dell'Italia e dell'Europa. Un faccia a faccia che ha messo in luce le profonde crepe all'interno del cosiddetto Campo Largo, con l'ex presidente del Consiglio che ha ribadito la sua linea contraria alla corsa al riarmo, finendo per attirare le critiche anche dai suoi stessi alleati di coalizione.
La discussione, accesa e ricca di sottotoni politici, ha toccato i nervi scoperti di una maggioranza eterogenea che fatica a trovare una sintesi sulla politica estera e di difesa comune.
Il confronto televisivo e la richiesta di una svolta negoziale
Conte, intervenendo sul tema caldo della guerra ai confini dell'Europa, ha preso le mosse da un assunto che, a suo dire, dovrebbe essere alla base di qualsiasi azione politica: il ritorno alla diplomazia. "Deve ritornare la politica e la politica deve ritornare con la diplomazia, perché la diplomazia non costa, mentre la corsa al riarmo costa 500 miliardi per l'Italia di qui al 2035", ha dichiarato il presidente dei 5 Stelle, tracciando un solco netto tra la sua visione e quella di chi sostiene la necessità di un rafforzamento militare dell'Occidente.
La sua argomentazione si è fatta più tagliente quando ha portato l'attenzione su quella che ha definito una grave lacuna dell'azione europea, ovvero l'impossibilità, da due mesi, di individuare un negoziatore per aprire un canale diplomatico con Mosca. Un aspetto che, secondo Conte, passa "un po' sotto silenzio" ma che rappresenta un fallimento politico di non poco conto, alimentando una spirale di spese che graverà sulle future generazioni.
Lo scontro con Fittipaldi e l'incidente sul generale statunitense
Il momento più aspro del dibattito è scaturito proprio dall'intervento di Fittipaldi, che ha accusato Conte di avere travisato le parole del Generale Alexus Grynkewich, comandante della componente aerea della Nato, durante un intervento alla fiera Ila Berlin Air Show dello scorso giugno. Secondo il direttore di Domani, Conte avrebbe compiuto una "vergognosa piroetta" attribuendo al generale statunitense dichiarazioni che non aveva mai rilasciato.
Fittipaldi ha ricostruito i fatti, sottolineando come Grynkewich si fosse limitato a spiegare che il suo compito è garantire che la Russia capisca l'inutilità di un'eventuale azione negli Stati baltici, precisando che proprio perché Mosca sa di non riuscire a sfondare, non correrà un rischio del genere. Il direttore ha inoltre ricordato le parole del generale, il quale aveva espresso soddisfazione per l'aumento dei bilanci della difesa tra gli alleati, raccomandando però che il denaro fosse accompagnato da una base industriale solida e innovativa.
La minaccia russa "costruita" dalla Nato e le parole di Napoli
Lo strappo politico, tuttavia, non è nato ieri in televisione, ma affonda le radici nelle dichiarazioni rilasciate da Conte l'8 luglio scorso a Napoli, durante la manifestazione del Campo Largo. Fu proprio in quella occasione che il leader del M5S attaccò duramente la spesa militare e la linea atlantista, affermando che l'alleanza starebbe costruendo una minaccia russa ad arte per convincere i cittadini europei della necessità di armarsi "fino ai denti".
Parole che il giorno dopo lo hanno reso bersaglio di critiche trasversali, creando un forte imbarazzo soprattutto tra le fila del Partito Democratico, che si è trovato a dover gestire un alleato che di fatto equipara la strategia Nato a una provocazione bellica. In quel discorso, Conte ribadì la necessità di aprire un tavolo negoziale, sostenendo che la Russia non rappresenti una minaccia immediata per l'Europa, un'affermazione che ha ulteriormente allargato il fossato con le posizioni più moderate del centrosinistra.
Le ripercussioni sul Campo Largo e il rinvio dell'evento di Padova
Le conseguenze di queste uscite si stanno facendo sentire sul piano organizzativo della coalizione. La manifestazione di Napoli, che doveva essere il primo atto di un nuovo percorso politico, non è stata giudicata un successo in termini di affluenza, tanto che i leader di Pd, M5S e Avs starebbero seriamente valutando di rinviare la tappa successiva, prevista per il 15 luglio a Padova. L'ipotesi, al momento, è quella di trasformare l'evento in un comizio al chiuso, per evitare il ripetersi di una piazza vuota e possibili incidenti di immagine.
Ufficialmente, il possibile slittamento verrà giustificato con gli impegni parlamentari legati alla battaglia sulla legge elettorale, che terranno impegnati Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni in aula. Tuttavia, appare evidente come le divisioni strategiche, in particolare sul fronte della difesa e del rapporto con la Nato, stiano minando la coesione del Campo Largo ben prima del suo effettivo decollo.




