Conte rilancia la crociata anti-Nato: "Il riarmo è un insulto, l’Europa cambi passo"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Cinque anni dopo lo scontro con Mark Rutte sul Next Generation EU, Giuseppe Conte torna all’Aia, ma questa volta per un’altra battaglia. Nella stessa città dove nel 2020 cercò di convincere i "frugali" a sbloccare i fondi europei, l’ex premier ha ora riunito quindici partiti sotto il cappello di "No Rearm, No War", un fronte trasversale che punta a contrastare l’aumento delle spese militari della Nato. «Non è una priorità, è un suicidio politico», scandisce Conte, definendo il riarmo europeo «un insulto alla società civile». L’obiettivo è organizzare una manifestazione in Italia dopo l’estate, per opporsi a quelle che il leader del Movimento 5 Stelle chiama «politiche belliciste».

Intanto, a Roma, poche ore dopo il suo intervento in Olanda, un corteo pacifista ha raggiunto piazza Montecitorio. Davanti alla Camera, un centinaio di persone si è sdraiato a terra in un die-in, mentre dagli altoparlanti risuonavano le registrazioni di bombardamenti. «Parlano di pace come se fosse un interruttore da spegnere», ha commentato Raffaella Bolini, vicepresidente dell’Arci, criticando la decisione di portare al 5% del Pil le spese militari. «La nostra Europa è quella del diritto internazionale, non della clava», ha aggiunto, in un chiaro riferimento alla linea dura di Trump, che da gennaio è tornato alla Casa Bianca.

Quello del riarmo è un tema che divide non solo l’Europa, ma anche la maggioranza italiana. Se da un lato il governo Meloni ha sposato senza esitazioni la linea atlantista, dall’altro una parte della società civile – e non solo i pentastellati – continua a chiedere un’inversione di rotta. Conte, che in queste settimane sta cercando di coagulare consensi attorno alla sua crociata, sa bene che la strada è in salita. Ma la posta in gioco, almeno per lui, è alta: riposizionarsi come leader di un pacifismo europeo che, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, sembrava essersi eclissato.

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