Gli Stati Uniti negano i visti a cinque europei, tra cui l'ex commissario Ue Breton
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Redazione Esteri
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L'amministrazione del presidente Donald Trump ha formalmente annunciato, attraverso un comunicato del Dipartimento di Stato, l'adozione di sanzioni che colpiscono cinque personalità europee particolarmente attive nel campo della regolamentazione tecnologica, alle quali viene ora vietato l'ingresso nel territorio degli Stati Uniti. La misura, senza precedenti per il suo carattere personale e per il profilo degli interessati, include tra i destinatari l'ex commissario europeo francese Thierry Breton, figura di primo piano nell'elaborazione e nell'applicazione del pacchetto normativo noto come Digital Services Act (DSA) e Digital Markets Act (DMA).
La giustificazione di Washington: "Censura" contro gli interessi americani
Le autorità statunitensi, nel rendere pubblica la decisione, hanno motivato l'azione affermando che le condotte dei sanzionati, le quali si inquadrerebbero in quello che è stato definito un "concertato sforzo ideologico", equivalgono a una forma di "censura" pregiudizievole per gli interessi nazionali americani. Secondo questa lettura, sostenuta pubblicamente anche dal Segretario di Stato Marco Rubio, le pressioni esercitate da queste personalità avrebbero l'obiettivo di costringere le piattaforme digitali di origine statunitense a limitare o sanzionare contenuti e opinioni espresse da cittadini americani, in contrasto con i principi del Primo Emendamento.
Il contesto normativo e le reazioni politiche transatlantiche
La vicenda si colloca all'interno di un solco di frizione sempre più profondo tra Washington e Bruxelles sulla governance del mondo digitale, dove l'Unione Europea ha intrapreso, negli ultimi anni, una via marcatamente orientata al controllo dei contenuti illegali e all'antitrust per i giganti del web. Norme come il DSA, che Breton ha contribuito a plasmare e a far applicare, sono da tempo nel mirino di alcuni tra i più influenti leader della Silicon Valley, i quali le accusano di ledere la libertà d'espressione e di rappresentare un ostacolo al mercato. La reazione di Parigi, che ha parlato di "ferma condanna" verso il provvedimento, segnala una tensione diplomatica che va oltre il caso specifico, toccando i nervi scoperti della sovranità tecnologica e delle reciproche percezioni di ingerenza.
Implicazioni e scenari immediati
L'esclusione fisica dal territorio statunitense, sebbene di portata simbolicamente forte, rappresenta soltanto l'aspetto più visibile di una contesa che si gioca su piani molteplici, da quello giuridico a quello economico. La mossa americana, del resto, sembra rispecchiare una strategia volta a penalizzare individualmente quei funzionari e regolatori considerati artefici di un framework legislativo ritenuto ostile. Mentre da un lato si registrano, in casi analoghi di cronaca nera internazionale, indagini che procedono con scambi di rogatorie complesse e battaglie legali sulla giurisdizione, in questo contenzioso politico-diplomatico le inchieste si concentrano sulle modalità di applicazione delle norme europee e sulle presunte asimmetrie di trattamento.
Il fatto che a essere sanzionato sia un ex commissario, la cui azione si è svolta nell'ambito di un mandato istituzionale preciso e condiviso dagli Stati membri dell'Ue, configura un episodio che altera i toni del dialogo transatlantico sulla tecnologia. Rimane sullo sfondo, come elemento di costante attrito, la diversa concezione del rapporto tra libertà individuale, sorveglianza del mercato e responsabilità delle piattaforme, un terreno sul quale le mediazioni appaiono sempre più difficili e le posizioni sempre più radicalizzate.




