Scontro sui visti tra Usa e Ue, negato l'ingresso all'ex commissario Breton

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il braccio di ferro geopolitico tra Washington e Bruxelles, dopo aver attraversato i campi del commercio e della difesa, approda su un terreno inedito e simbolico: quello delle libertà di movimento. Gli Stati Uniti, con Donald Trump nuovamente presidente, hanno infatti formalmente negato il visto d'ingresso a cinque cittadini europei, tra i quali spicca il nome dell'ex commissario agli Affari interni e al Mercato unico, il francese Thierry Breton. Una decisione che, secondo fonti vicine alla questione, è motivata dalla classificazione degli interessati come "attivisti radicali", un'etichetta applicata in ragione del loro impegno nella regolamentazione del settore digitale e nel contrasto alle attività delle grandi piattaforme tecnologiche americane.

La lista dei destinatari del provvedimento

Oltre a Breton, la misura restrittiva riguarda altri quattro nomi legati al mondo del controllo dell'informazione online: Anna-Lena von Hodenberg e Josephine Ballon, rappresentanti dell'organizzazione tedesca HateAid; Clare Melford, a capo del britannico Global Disinformation Index; e Imran Ahmed, del Center for Countering Digital Hate, con sede a Londra. Questi soggetti, il cui lavoro si concentra sull'analisi della disinformazione e sull'assistenza alle vittime di odio online, diventano così il bersaglio di quella che alcuni osservatori interpretano come una forma di "diplomazia della porta chiusa", praticata da una nazione alleata ma sempre più orientata a proteggere i suoi campioni industriali da qualsiasi forma di scrutinio estero.

Le reazioni nel panorama politico italiano

In Italia, la vicenda ha immediatamente sollevato interrogativi in Parlamento, dove il Partito Democratico ha presentato un'interrogazione al governo chiedendo di conoscere le eventuali proteste formali sollevate dall'esecutivo italiano per un atto considerato gravoso. La richiesta dei democratici arriva in un contesto di sostanziale silenzio da parte del governo, rotto in precedenza solo da esponenti della Lega i quali, al contrario, hanno espresso una posizione di sostegno alla decisione americana. Una spaccatura, questa, che riflette le diverse sensibilità nella maggioranza riguardo ai rapporti transatlantici e all'autonomia strategica europea.

Le prime ripercussioni nel mondo industriale

Mentre la polemica politica infiamma le aule, una prima reazione concreta giunge dal settore aerospaziale, dove il colosso europeo Airbus – storico concorrente della statunitense Boeing – starebbe valutando, secondo indiscrezioni, un deciso ridimensionamento della propria dipendenza dalle grandi infrastrutture cloud americane per la gestione dei dati sensibili. Una mossa, questa, che se confermata segnerebbe un passo significativo verso una maggiore sovranità tecnologica dell'Unione, andando ben al di là della semplice disputa sui visti e toccando il nervo scoperto della competizione globale per il dominio dell'economia dei dati.

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