Romina e Jasmine Carrisi, due verità a confronto sull’eredità emotiva di Al Bano
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La guerra fredda che da mesi tiene banco nelle cronache dello spettacolo, alimentata da interviste incrociate e battute a distanza tra Al Bano e Romina Power, ha trovato nelle figlie una nuova, imprevedibile cassa di risonanza. Se l’ex coppia, com’è noto, si era riappacificata solo per tornare a scontrarsi sulle colonne dei rotocalchi, stavolta sono i loro eredi a raccogliere il testimone di un dissapore che sembra non trovare pace. A rompere il silenzio, anzi a farlo in ordine sparso, sono state prima Romina Carrisi – figlia più giovane della coppia, nata nel 1987 – e poi Jasmine Carrisi, nata dalla successiva relazione del cantante pugliese con la sua attuale compagna. Il palcoscenico mediatico, va detto, è lo stesso (il salotto della televisione generalista), ma le versioni dei fatti divergono in maniera netta, quasi chirurgica.
Nel dettaglio, Romina Carrisi, ospite del programma “Verissimo”, ha scelto di difendere la madre con un ragionamento che punta il dito contro un frainteso di fondo. Secondo lei, quando Romina Power (74 anni) ha parlato, nell’intervista rilasciata a “Belve”, di una certa “rabbia” da parte di Al Bano (82 anni) e della sua personale difficoltà nel ricevere il sostegno di cui avrebbe avuto bisogno, non c’era alcuna volontà di ferire o di riaprire vecchi rancori. “Mia madre stava solo esprimendo una sua esperienza – ha spiegato la figlia, con un tono misurato e privo di enfasi – in un momento in cui aveva bisogno di sostegno in senso figurato. Mio padre, però, l’ha interpretato in maniera letterale”. Una distinzione sottile, quella tra il bisogno metaforico e la sua declinazione pratica, che a suo avviso avrebbe generato l’ennesimo cortocircuito comunicativo tra due persone che, forse, hanno sempre parlato due lingue diverse.
La controffensiva di Jasmine: “Si è sfogato dopo anni di frecciatine”
A distanza di poche ore, su un altro canale (quello di “La volta buona”, condotto da Caterina Balivo), è arrivata la replica di Jasmine Carrisi, che non ha potuto fare a meno di commentare le parole della sorellastra. Anzi, le ha letteralmente smontate, punto su punto. Jasmine, che da anni vive a stretto contatto con il padre e la sua nuova famiglia, ha voluto ribaltare la prospettiva: non è Al Bano l’aggressore, secondo lei, bensì la parte che per troppo tempo ha subito “frecciatine” senza mai rispondere. “Si è sfogato dopo anni – ha dichiarato, riferendosi all’intervista incriminata del padre –. C’è stato un accumulo di piccole stilettate, e a un certo punto l’elasticità si spezza”. Una difesa, la sua, che non solo legittima la reazione del cantante, ma la descrive come fisiologica, quasi inevitabile, di fronte a una narrazione (quella della madre) percepita come parziale.
L’elemento più interessante, in questo botta e risposta familiare, è il modo in cui le due donne trattano il concetto stesso di “verità”. Romina Carrisi, nella sua intervista di pochi minuti (riassunta in un video di cento secondi che ha fatto il giro del web), ha tagliato corto sul futuro: “Non ci sono i presupposti per un rapporto – ha affermato, parlando proprio di Jasmine – siamo una famiglia allargata ma abbiamo in comune solo mio padre”. Secco, inappellabile. Una frase che chiude la porta a qualsiasi possibile riavvicinamento, almeno per il momento, e che suona come una presa d’atto realistica (o rassegnata) della complessità di certi legami post-matrimoniali.
Il contraddittorio a distanza: “Ci vogliamo bene, perché dici di no?”
Jasmine, invece, ha colto la palla al balzo per ribattere a quella che, a suo modo di vedere, è una semplificazione eccessiva. Ospite della stessa trasmissione, ha voluto rispondere alla sorellastra con una contro-dichiarazione che suona quasi come un appello: “Ci vogliamo bene, i presupposti per avere un rapporto ci sono. Perché dici di no?”. Una domanda retorica, certo, ma che rivela un approccio diametralmente opposto. Laddove Romina vede un muro invalicabile (quel “solo mio padre” che riduce ogni legame a una variabile biologica), Jasmine cerca di introdurre una variabile emotiva, più sfumata, fatta di affetti possibili nonostante le separazioni e le nuove unioni. Un tentativo, il suo, di salvare almeno un frammento di normalità in un conflitto che sembra ormai trascinarsi da generazioni.
Le dinamiche, va riconosciuto, sono quelle tipiche delle famiglie allargate, dove ogni membro porta con sé una fedeltà spesso implicita a un genitore piuttosto che all’altro. In questo caso, però, non si tratta di semplici preferenze: le due figlie hanno trasformato il salotto televisivo in una sorta di tribunale mediatico, dove ciascuna depone a favore di chi l’ha cresciuta o, nel caso di Jasmine, di chi rappresenta il suo presente quotidiano. Né l’una né l’altra, del resto, hanno sconfinato nella volgarità: entrambe si sono mantenute su un registro contenuto, senza alzare la voce né concedersi sceneggiate. Ma la sostanza, quella delle parole, resta lacerante.
Un conflitto che non trova eredi neutrali
Quel che emerge, scorrendo i video e le sintesi delle due interviste, è l’impossibilità, per chiunque sia nato da quella costellazione familiare, di restare neutrale. Romina Carrisi, schierandosi con la madre, rilegge il passato con gli occhi di chi ha visto una donna (Romina Power) in difficoltà, forse inascoltata, mentre Al Bano reagiva a caldo a una frase che gli sarà parsa l’ennesimo atto d’accusa. Jasmine, invece, si fa portavoce di una stanchezza maschile, quella di un uomo che – a suo dire – ha inghiottito per anni critiche implicite e solo ora, in tarda età, ha sentito il bisogno di dire “basta”. Due narrazioni, quindi, che non solo non coincidono, ma che si escludono a vicenda.
Non ci sono, in questo racconto, colpevoli assoluti né vittime designate. Ci sono, piuttosto, due modi inconciliabili di vivere la stessa storia: uno che chiede ascolto e sfumature, l’altro che rivendica il diritto a una reazione dopo anni di silenzio. Gli sviluppi giudiziari, in questa vicenda, sono assenti; la cronaca nera lascia il posto a una cronaca rosa che, tuttavia, ferisce come se fosse nera. Perché quando i figli si dividono e si parlano attraverso le telecamere, la musica (quella che Al Bano e Romina hanno suonato insieme per decenni) smette definitivamente di essere un ricordo felice e diventa la colonna sonora di un divorzio che, a quanto pare, non si è mai davvero concluso.




