Paragon, il contratto con l'Italia e il caso dello spyware Graphite
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Redazione Esteri
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Il caso Paragon, che vede al centro l’azienda israeliana Paragon Solutions, specializzata in software di intercettazione, si è ulteriormente complicato dopo la decisione della società di rescindere il contratto con il governo italiano. La notizia, riportata dal Guardian, ha gettato nuova luce sulle modalità con cui il software Graphite, definito di livello militare, sarebbe stato utilizzato in Italia, sollevando interrogativi sulle violazioni degli accordi e sulle conseguenze per i diritti fondamentali.
Paragon Solutions, sebbene di origine israeliana, fa capo a un fondo statunitense e produce tecnologie di sorveglianza avanzate, tra cui Graphite, uno spyware “zero click” che non richiede alcuna azione da parte della vittima per essere installato. Questo strumento, secondo quanto dichiarato dall’azienda, è destinato esclusivamente a governi per indagini su crimini gravi e terrorismo. Tuttavia, le recenti rivelazioni hanno mostrato un quadro diverso: almeno sette italiani, tra cui giornalisti e attivisti, sarebbero stati presi di mira, come confermato ieri da Palazzo Chigi, senza però chiarire del tutto le circostanze dell’uso del software.
La decisione di Paragon di interrompere il contratto con l’Italia arriva dopo le accuse, riportate dal Guardian, secondo cui il governo avrebbe utilizzato Graphite violando i termini dell’accordo, mentendo sull’identità dei soggetti spiati. L’esecutivo italiano, che aveva in licenza il software, si trova ora senza accesso a una tecnologia che, stando alle dichiarazioni ufficiali, sarebbe stata impiegata per scopi di sicurezza nazionale. Tuttavia, le intercettazioni di giornalisti e membri della società civile hanno sollevato dubbi sull’effettiva legittimità di tali operazioni.
Tra le vittime accertate c’è Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, che venerdì scorso ha dichiarato pubblicamente di essere stato avvisato da Meta Platforms, proprietaria di WhatsApp, che il suo telefono era stato compromesso. Cancellato è uno dei 90 individui in tutto il mondo che hanno ricevuto notifiche simili, confermando l’ampiezza di un fenomeno che va ben oltre i confini italiani. La vicenda ha spinto l’eurodeputato del Pd Sandro Ruotolo a depositare un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo alle autorità comunitarie di intervenire per tutelare le vittime e garantire il rispetto delle norme sulla privacy.
Il caso Paragon non è isolato: si inserisce in un contesto globale in cui l’uso di tecnologie di sorveglianza avanzate da parte di governi è sempre più controverso. La mancanza di trasparenza e i dubbi sull’effettivo rispetto delle normative internazionali hanno portato a un acceso dibattito sui limiti da imporre a strumenti come Graphite, capaci di violare la privacy senza lasciare tracce evidenti. In Italia, la vicenda ha riacceso il confronto sul bilanciamento tra sicurezza nazionale e diritti individuali, un tema che rimane aperto e delicato.




