Ville venete, un tesoro da 630 milioni che ridisegna le mappe del turismo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non sono soltanto lo sfondo patinato dei film in costume o la meta domenicale per un giro in bicicletta tra le colline del Prosecco. Il sistema delle Ville Venete, composto da 4.243 dimore censite tra Veneto e Friuli Venezia Giulia – edificate in un arco temporale che va dal XV al XVIII secolo – si configura come un colosso economico silenzioso, capace di generare una ricchezza complessiva che supera i 630 milioni di euro. È quanto emerge dal dossier “Ville Venete Re-Birth”, realizzato da The European House – Ambrosetti (TEHA) e presentato al Castello San Salvatore di Susegana, in occasione del primo Forum nazionale sul turismo heritage e i patrimoni Unesco. Il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, in collegamento da remoto con l’evento ‘Ville Venete Re-Thinking’, ha annunciato un ulteriore segnale di attenzione internazionale: un centinaio di delegati dell’Unesco saranno presenti all’Arena di Verona il prossimo 5 giugno per l’iniziativa ‘Italia campione del mondo Unesco’, a testimonianza del peso strategico di un patrimonio che, sostiene il ministro, rappresenta una risposta concreta al fenomeno dell’overtourism.

Il “Pil del bello” oltre la statistica

Guardando ai numeri, lo studio di TEHA ha decostruito per la prima volta l’anima produttiva di queste residenze aristocratiche. Non si tratta solo di ingressi e visite culturali; qui l’economia si fa multiforme. Le iniziative agricole e agroindustriali trainano il fatturato con una fetta del 35%, mentre l’organizzazione di eventi copre un quarto del giro d’affari (25%) e la ricettività turistica pesa per il 21%. C’è una sostanziale differenza, però, rispetto ad altre attrazioni italiane: queste ville sono ovunque, ma non si vedono. Oltre la metà di esse sorge in comuni con meno di ventimila abitanti, lontane dalla morsa delle code e dei selfie di massa. Il ministro Mazzi, del resto, ha sottolineato come il Veneto sia la regione italiana con i flussi turistici più alti (74 milioni di presenze nel 2025), e proprio per questo le ville rappresentano quel “turismo slow” capace, nelle sue intenzioni, di decongestionare le città d’arte come Venezia, dove si concentra l’8% degli arrivi nazionali in un territorio che rappresenta appena il 13% della popolazione residente.

La mappatura delle fragilità

Dietro la facciata di giardini all’italiana e affreschi palladiani, però, si nasconde una realtà di sforzi economici titanici. I proprietari – spesso definiti “custodi del bello” – sostengono oneri finanziari medi annui di 110mila euro per la manutenzione ordinaria di questi giganti di pietra, cifra che sale vertiginosamente quando si parla di restauri straordinari. La ricerca ha evidenziato come, nonostante il sistema occupi direttamente quasi quattordicimila addetti (una cifra che raddoppia se si considera l’indotto, includendo restauratori, artigiani e manutentori), vi sia un “sommerso” di abbandono preoccupante: oltre 1.500 ville versano in uno stato di degrado parziale o totale. L’Associazione Ville Venete, guidata da Isabella Collalto, ha rotto un tabù di fondo: “Per troppo tempo” – ha dichiarato la presidente – “siamo stati paragonati ai Castelli della Loira senza disporre di dati economici puntuali. Oggi ci basiamo sulla forza dei numeri”.

Vino, accoglienza e la sfida del giudizio

Questo “Pil del bello” è anche il trionfo di un modello enologico che non ha eguali. Tra i filari che abbracciano le ville, si produce un fatturato che affonda le radici in denominazioni blasonate: dall’Amarone della Valpolicella al Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, fino al Soave e al Lugana. Il comparto vitivinicolo, cuore pulsante dell’economia agricola della villa, esporta la sua produzione ben oltre i confini nazionali, trasformando le dimore in veri e propri hub esperienziali. Se da un lato la ricerca di TEHA fotografa un potenziale di crescita enorme – considerando che ad oggi solo una minoranza di queste strutture è pienamente operativa – dall’altro emergono i vincoli normativi che interessano quasi il 90% degli edifici, rallentando spesso le operazioni di rilancio. Con un effetto moltiplicatore che, secondo gli analisti, vale il doppio di ogni euro investito (due euro di indotto per ogni euro prodotto), le Ville Venete si candidano a essere la spina dorsale di una nuova narrazione turistica italiana, fatta di lentezza, qualità e assenza di rumore.

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