La Bce e il denaro contante, un'ammissione necessaria tra blackout e insicurezze digitali
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Redazione Economia
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La fine del contante, più volte annunciata e perseguita con misure legislative mirate a limitarne l'utilizzo, subisce un'inattesa battuta d'arresto. A suggerire una pausa di riflessione, in un singolare ribaltamento di prospettive, è proprio una delle istituzioni che più sta lavorando all'introduzione dell'euro digitale. La Banca centrale europea, infatti, ha di recente diffuso un avvertimento che suona come un'amara lezione di realismo: invita i cittadini a tenere in casa una scorta di banconote, quantificabile tra i settanta e i cento euro, per far fronte a eventuali imprevisti. Un consiglio di prudenza, che getta un'ombra sulle narrative di un progresso tecnologico inarrestabile e privo di attriti, e che riconosce, seppur indirettamente, le vulnerabilità intrinseche dei sistemi di pagamento interamente digitali.
Un cambio di passo rispetto alle politiche del passato
Questa posizione segna un distacco netto rispetto a una linea politica che, nel recente passato, ha visto in Italia diversi esponenti di governo spingere per una drastica riduzione del circolante. Era, ad esempio, il 17 novembre 2011 quando l'allora presidente del Consiglio, nel suo discorso programmatico al Senato, dichiarava la necessità di "ulteriormente abbassare la soglia per l'uso del contante e favorire un maggior utilizzo della moneta elettronica". Un indirizzo, quello di allora, che mirava a una modernizzazione forzata del sistema paese, considerando il denaro fisico quasi un retaggio di epoche economiche superate.
La resilienza del tangibile nelle crisi contemporanee
Oggi, la prospettiva si è capovolta, costretta da scenari di rischio di nuovo tipo. Il contante, come sottolineato dallo stesso organismo di Francoforte, si riconferma un presidio vitale, una garanzia di resilienza finanziaria individuale di fronte a minacce che vanno ben oltre i tradizionali confini economici. È intuitivo, d'altronde, che un'interruzione dell'alimentazione elettrica, un guasto esteso alle reti di telecomunicazione o un cyberattacco di vaste proporzioni potrebbero paralizzare, in un istante, l'intero circuito dei pagamenti digitali. In simili circostanze, quelle banconote consigliate diventano l'unico mezzo per acquistare beni di prima necessità, trasformandosi da semplice carta stampata in un'ancora di salvezza concreta.
La fragilità sistemica di un mondo iperconnesso
Il richiamo della Bce, che attribuisce al contante una funzione "essenziale" nei momenti critici, non va quindi interpretato come una nostalgica marcia indietro, bensì come la presa d'atto di una fragilità sistemica. Quando si inceppa un solo ingranaggio dell'intricato meccanismo digitale – che si tratti dei terminali POS, dei gateway di autorizzazione o delle infrastrutture di rete – l'intero sistema può subire un degrado operativo immediato, i cui effetti ricadono senza filtro su imprese e consumatori. Quella piccola riserva di liquidità, definita con un tono quasi dimesso come "roba da bunker low cost", rappresenta in realtà l'ultimo baluardo di autonomia in uno scenario di crisi, l'unico strumento di pagamento che non dipende da alcun intermediario tecnologico e che, per sua natura, non può essere hackerato, disconnesso o reso inaccessibile da un blackout.




