Trump apre a truppe europee a Kiev dopo l'accordo Usa-Russia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A Riad, in un vertice che ha segnato un punto di svolta nelle relazioni internazionali, Stati Uniti e Russia hanno trovato un’intesa sul tema Ucraina, escludendo però Kiev dai colloqui. Una mossa che ha suscitato reazioni contrastanti, soprattutto da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, già in difficoltà dopo le ultime dichiarazioni di Donald Trump. L’ex presidente americano, in una conferenza stampa a Mar-a-Lago, ha infatti affermato che l’Ucraina avrebbe potuto evitare la guerra se avesse agito tempestivamente, aggiungendo che l’arrivo di truppe europee a Kiev potrebbe essere una soluzione dopo l’accordo raggiunto.

«I colloqui sono andati benissimo», ha dichiarato Trump, sottolineando la sua fiducia nel dialogo con Mosca. «L’Ucraina è arrabbiata perché non era al tavolo? Hanno avuto tre anni per sistemare tutto, e invece hanno perso territori e vite umane». Parole che pesano come macigni su Zelensky, il cui rapporto privilegiato con l’amministrazione Biden sembra ormai un lontano ricordo. Trump ha anche criticato la popolarità del leader ucraino, ridotta al 4%, e ha accusato il governo di Kiev di aver permesso che la guerra scoppiasse.

Il vertice di Riad rappresenta un momento storico, ma le reazioni emotive rischiano di offuscare la complessità della situazione. L’esclusione dell’Ucraina dai negoziati, unita al sostegno europeo che però non si è tradotto in una presenza attiva al tavolo, lascia Zelensky in una posizione delicata. L’Europa, pur essendo un alleato fondamentale per Kiev, è rimasta ai margini delle trattative, mentre Trump ha accelerato verso una soluzione che sembra privilegiare il dialogo con Mosca.

Le parole di Trump, che definisce «ottimo» l’accordo con la Russia, hanno sollevato interrogativi sulla reale portata di questo patto. Se da un lato il percorso negoziale è senz’altro necessario, è però prematuro pensare che il conflitto russo-ucraino possa chiudersi in tempi brevi. La situazione rimane fluida, con Kiev costretta a fare i conti con una realtà geopolitica in rapida evoluzione, mentre l’Europa cerca di mantenere un ruolo di sostegno senza essere direttamente coinvolta nelle decisioni chiave.

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