Villa Pamphili, il dna conferma che le vittime sono madre e figlia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Gli esami genetici hanno accertato ciò che gli investigatori sospettavano da giorni: la donna e la bambina rinvenute sabato scorso nel parco di Villa Pamphili, a Roma, erano legate da un rapporto di parentela diretta. Si tratta, come confermato dalla procura, di una giovane madre e della sua figlia di appena sei mesi, la cui identità resta ancora ignota. Le analisi, i cui risultati sono stati formalizzati questa mattina, rappresentano un passaggio cruciale nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, che procede per duplice omicidio aggravato.
La donna, la cui età è stimata tra i 20 e i 30 anni, presentava diversi tatuaggi – tra cui uno raffigurante un teschio con una tavola da surf – che potrebbero rivelarsi determinanti per risalire alla sua identità. Le immagini dei disegni sul suo corpo, diffuse dalla Questura, hanno già generato numerose segnalazioni, alcune delle quali al vaglio della Squadra Mobile. Sebbene non siano emersi segni evidenti di violenza, l’ipotesi di un’intossicazione o di un’overdose non è stata scartata. Quanto alla bambina, invece, le prime risultanze dell’autopsia lascibano supporre una morte per soffocamento, anche se ulteriori accertamenti potrebberò chiarire la dinamica.




