È morta Daveigh Chase, la bambina di «The Ring». Sua anche la voce di Lilo in «Lilo e Stitch»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L'attrice Daveigh Chase, che il grande pubblico ricorda per il suo volto di bambina maledetta emerso dal pozzo in "The Ring" e per la voce della piccola hawaiana Lilo nel classico Disney "Lilo & Stitch", si è spenta a soli trentacinque anni. A darne l'annuncio, come riportato da Tmz, è stato il compagno Roy Hernandez, il quale ha confermato che la causa del decesso, avvenuto il 16 giugno, è da ricondurre a una meningite e a un'infezione al sangue che, precipitando in una grave sepsi, ne hanno provocato il collasso dell'organismo.
La Chase, che era stata ricoverata in un ospedale di Los Angeles all'inizio del mese per uno stato di malnutrizione, avrebbe visto aggravarsi la propria condizione proprio il giorno della scomparsa, quando l'infezione avrebbe avuto la meglio, nonostante le cure. Dietro la carriera di una delle attrici bambine più celebri degli anni Duemila, si cela tuttavia una vita segnata da difficoltà e un distacco doloroso dalla propria famiglia, come rivelato dallo stesso Hernandez in una raccolta fondi aperta in extremis per sostenere le cure mediche.
Gli esordi e la doppiatrice di Miyazaki
Nata a Las Vegas nel 1990, Daveigh Elizabeth Chase aveva iniziato giovanissima la sua parabola artistica, muovendo i primi passi nel mondo del doppiaggio e in piccole apparizioni televisive.
A undici anni, la sua voce si era già impressa nella storia dell'animazione: fu lei, infatti, a prestare il proprio timbro a Chihiro Ogino nell'adattamento americano del capolavoro di Hayao Miyazaki "La città incantata", pellicola che nel 2003 si aggiudicò il Premio Oscar nella categoria del miglior film d'animazione, consacrando definitivamente la qualità del lavoro svolto nel comparto dei doppiatori.
Nello stesso periodo, la sua carriera si intrecciava con il cinema indipendente di culto, grazie alla partecipazione a "Donnie Darko" di Richard Kelly, dove interpretava la sorella minore del protagonista, Samantha Darko, accanto a Jake Gyllenhaal; un ruolo che, sebbene secondario, le permise di entrare in contatto con una narrazione più complessa e cupa rispetto ai canoni hollywoodiani.
Il successo mondiale tra "The Ring" e l'ohana Disney
Il 2002 segnò però l'anno della definitiva esplosione, con l'uscita contemporanea dei due ruoli che ne avrebbero definito l'immagine pubblica per sempre. Da un lato, quello della dolce orfana hawaiana Lilo Pelekai nel film d'animazione Disney "Lilo & Stitch", un personaggio che insegnava al pubblico il significato profondo del termine "ohana", cioè famiglia, e che le valse un Annie Award per la miglior interpretazione vocale. Dall'altro, l'interpretazione agghiacciante di Samara Morgan in "The Ring", il remake americano del capolavoro horror giapponese di Hideo Nakata.
Nella parte di quella bambina dai lunghi capelli neri che usciva dal televisore, Chase terrorizzò il pubblico di tutto il mondo, guadagnandosi il premio come "miglior cattiva" agli MTV Movie Awards del 2003. Questa doppia vena, che oscillava tra la tenerezza del cinema per famiglie e l'oscurità del genere horror, ne fece una delle presenze più riconoscibili del cinema di quegli anni, capace di passare senza soluzione di continuità da un genere all'altro con una naturalezza che lasciava presagire una carriera lunga e prospera.
La parabola discendente e gli ultimi anni
Nonostante il fulmineo successo iniziale, la traiettoria professionale della Chase non mantenne le promesse dei suoi esordi. Dopo "The Ring", continuò a lavorare costantemente, apparendo in serie televisive come "Big Love" della HBO, per la quale girò trentadue episodi nel ruolo di Rhonda Volmer, e in produzioni minori come "Beethoven's 5th". Tuttavia, nel corso degli anni, la sua presenza mediatica si ridimensionò progressivamente, complice probabilmente anche la difficoltà di gestire il passaggio dall'infanzia all'età adulta sotto i riflettori.
Dopo l'ultimo credito come attrice risalente al 2016, la sua vita sembra aver preso una piega difficile, con problemi legali e una progressiva emarginazione dal sistema produttivo hollywoodiano. Le dichiarazioni del compagno, che nel lanciare la raccolta fondi ha rivelato come l'attrice fosse stata vittima di bullismo e avesse vissuto momenti di grave disagio sociale, dipingono il ritratto amaro di un'ex promessa del cinema americano che, dietro al successo, ha dovuto fare i conti con una realtà personale complessa e dolorosa.
La sua scomparsa prematura riporta quindi l'attenzione su una carriera breve ma intensa, la cui eredità rimane legata a doppio filo a quei due, iconici, personaggi che hanno segnato l'immaginario collettivo di una generazione.




