Daveigh Chase, l'ultimo agghiacciante video: pelle e ossa, strafatta e buttata per strada. L'ex manager accusa il compagno: «Non donate, la famiglia copre già tutte le spese»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Daveigh Chase, l'ultimo agghiacciante video: pelle e ossa, strafatta e buttata per strada. L'ex manager accusa il compagno: «Non donate, la famiglia copre già tutte le spese» daveigh Chase, la trentacinquenne che aveva prestato il volto e la voce a Samara Morgan in "The Ring" e alla piccola Lilo in "Lilo & Stitch", è morta il 16 giugno scorso in un ospedale di Los Angeles, a causa di complicazioni dovute a una meningite batterica e a un'infezione del sangue che si sono trasformate in un letale shock settico.

Ma la notizia della sua scomparsa, già di per sé tragica per l'età dell'attrice, è stata solo l'ultimo, drammatico tassello di una vicenda umana che si era consumata ben lontano dai riflettori di Hollywood, tra le strade del degradato quartiere di Skid Row e le spire di una dipendenza che l'aveva ridotta a un'ombra di sé stessa. Un video, pubblicato e poi rimosso dai social, ha mostrato la Chase in condizioni spaventose, in un luogo che sembrava una tenda o un camper, emaciata e a malapena cosciente.

Un'immagine agghiacciante che ha sconvolto amici e familiari, i quali, come ha raccontato l'ex manager John Ryan, la cercavano disperatamente da tempo.

La lunga agonia a Skid Row: tra droga e mancate cure

Le circostanze che hanno portato alla morte della Chase sono emerse solo dopo la sua scomparsa, dipingendo il quadro di un'esistenza tormentata durata almeno un decennio. A gettare luce sugli ultimi, bui anni di vita dell'attrice è stato John Ryan Jr., suo storico manager e amico, che in una serie di dichiarazioni ai media ha ricostruito il calvario della ragazza. Ryan ha raccontato che la Chase era scomparsa dalla circolazione già nel 2015, dopo aver disertato un incontro con il regista Rob Reiner che le aveva offerto una parte in un film.

Un episodio che, all'epoca, non aveva destato allarme, visti i precedenti della ragazza che amava sparire per settimane, ma che in realtà segnava l'inizio di una lenta e inesorabile deriva. Per anni, Ryan e la sorellastra dell'attrice, Gaia Brown, hanno cercato di rintracciarla, arrivando a ingaggiare un investigatore privato.

I loro timori sono stati confermati alla fine del 2025, quando è emerso il video che ritraeva la Chase in condizioni di salute e nutrizione disperate a Skid Row, il quartiere di Los Angeles noto per la sua alta concentrazione di senzatetto e problemi di droga. Ryan ha dichiarato di essere riuscito a parlare con la Chase al telefono dopo la diffusione di quelle immagini, con l'intenzione di portarla in una struttura di riabilitazione in Costa Rica, ma la ragazza è sparita di nuovo prima che lui potesse raggiungerla.

«Eravamo così vicini a trovarla», ha commentato con amarezza, definendola «la luce più dolce e brillante di Hollywood». La sua scomparsa, durata oltre dieci anni, era stata tenuta nascosta al pubblico anche per proteggere l'immagine dell'attrice, con la speranza che potesse tornare sulla retta via, una speranza che si è infranta con la notizia del ricovero per malnutrizione acuta, avvenuto nei primi giorni di giugno.

La controversia sul GoFundMe: il compagno sconosciuto e i milioni di residui

L'eco della scomparsa di Daveigh Chase è stata immediatamente seguita da una disputa pubblica riguardante una raccolta fondi online. Un uomo che si è presentato come suo compagno, Roy Hernandez, ha aperto una campagna GoFundMe per far fronte alle spese mediche e per garantire un "giusto memoriale" all'attrice. Tuttavia, la richiesta di aiuto ha incontrato la ferma opposizione di John Ryan, il quale, attraverso i media, ha lanciato un appello a non donare, mettendo in dubbio la legittimità dell'iniziativa e l'identità stessa di Hernandez.

«Un uomo che sostiene di essere il fidanzato di Daveigh ha avviato una pagina GoFundMe a suo nome e della sua famiglia. Né la sua famiglia né i suoi amici più cari sanno chi sia questa persona», ha dichiarato Ryan a TMZ, invitando il pubblico a non contribuire finché l'identità dell'organizzatore non fosse stata verificata.

A sostegno delle sue parole, Ryan ha rivelato che la Chase disponeva di un cospicuo conto fiduciario, amministrato dal sindacato SAG-AFTRA, più che sufficiente a coprire tutte le spese mediche e funerarie. Tuttavia, Hernandez ha respinto le accuse, definendole "falsi al 100%" e sostenendo che la raccolta era finalizzata a esaudire l'ultimo desiderio di Daveigh, ovvero visitare la foresta di sequoie.

La vicenda si è ulteriormente complicata quando Ryan ha rivelato che la Chase avrebbe potuto avere diritto a milioni di dollari in residui non riscossi per il suo lavoro in "Lilo & Stitch". Secondo l'ex manager, l'attrice aveva firmato un contratto particolarmente favorevole da bambina, che le garantiva percentuali sulle vendite di merchandising e sulle attrazioni a tema, ma la sua dipendenza da eroina e fentanyl le aveva impedito di riscuotere gli assegni che continuavano ad accumularsi.

Questo dettaglio, se confermato, renderebbe ancora più controversa la richiesta di donazioni, che sarebbe potuta essere del tutto superflua.

L'accusa dell'ex manager: "Condizioni terribili, lo hanno portato in ospedale"

Il confronto tra l'ex manager e il compagno della Chase si è inasprito nelle ore successive alla morte dell'attrice, con Ryan che ha rilasciato dichiarazioni durissime, arrivando a chiedere un intervento delle autorità. In una lunga dichiarazione rilasciata a Deadline, Ryan ha accusato Roy Hernandez di aver portato l'attrice in ospedale in "condizioni terribili", senza avvisare la famiglia fino al momento del decesso, e ha suggerito che per le sue condizioni, l'uomo "dovrebbe essere in prigione".

«Questo tizio sta cercando di farla passare come una storia alla Romeo e Giulietta per riempirsi le tasche», ha dichiarato, aggiungendo che il padre dell'attrice, John Schwallier, è il parente più prossimo e non ha mai firmato alcuna autorizzazione a Hernandez per gestire le pratiche o la salma. Ryan ha inoltre confermato che la famiglia si sta già facendo carico di tutte le spese per la cremazione, rendendo la raccolta fondi non solo superflua, ma a suo avviso fraudolenta.

La diatriba, che si è consumata pubblicamente attraverso i media, ha aggiunto un ulteriore strato di dramma alla vicenda, ponendo l'accento sulla solitudine e l'abbandono che hanno caratterizzato gli ultimi anni della vita di Daveigh Chase, lontana dalla famiglia e dagli amici d'infanzia, mentre un uomo che il suo entourage non riconosce tentava di raccogliere fondi in suo nome.

Mentre la famiglia rivendica il diritto di gestire le esequie e l'eredità artistica della ragazza, la figura di Roy Hernandez rimane al centro di un acceso dibattito sulla veridicità delle sue intenzioni.

Un'eredità artistica offuscata da una vita difficile

La carriera di Daveigh Chase era iniziata sotto i migliori auspici, con un talento poliedrico che l'aveva portata a eccellere sia nel doppiaggio che nella recitazione. La sua voce ha dato vita a Lilo Pelekai, l'eroina del film d'animazione Disney del 2002, un ruolo che l'ha resa celebre in tutto il mondo e che avrebbe dovuto garantirle un futuro luminoso.

Contemporaneamente, la sua interpretazione di Samara Morgan, la bambina dai capelli lunghi e dall'inquietante sguardo che usciva dal pozzo in "The Ring", l'aveva resa un'icona del cinema horror, un volto che il pubblico ha imparato a temere ma anche ad amare. Dopo questi successi, la Chase aveva partecipato a produzioni come la serie HBO "Big Love" e aveva continuato a recitare fino al 2016, anno dei suoi ultimi film, "Jack Goes Home" e "American Romance", prima di scomparire completamente dalla scena pubblica.

Per oltre un decennio, mentre la sua immagine rimaneva impressa nella cultura pop, la sua vita reale si è svolta lontano dagli occhi del mondo, consumata da una battaglia che, come hanno confermato le indagini successive alla morte, ha avuto come ultimo atto una drammatica corsa contro il tempo per salvarla dalla strada e dalle droghe, una corsa purtroppo persa in partenza.

La sua scomparsa prematura, avvenuta a soli 35 anni, riporta tristemente alla luce i rischi che si celano dietro la fama infantile e la fragilità di chi, cresciuto sotto i riflettori, si trova poi a dover affrontare le insidie della vita adulta senza la giusta protezione.

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