Garlasco, l’impronta "muta" e l’ombra di un complice: può cambiare tutto nel delitto Poggi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di anni, il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, la ventunenne uccisa a Garlasco nel 2007, torna a far discutere per un dettaglio che potrebbe ribaltare le indagini: la cosiddetta "traccia 10", un’impronta digitale rinvenuta sulla porta di casa Poggi, ancora senza un’attribuzione certa. Se finora si è parlato di un unico assassino, ora l’ipotesi di un complice riemerge con forza, complicando una vicenda già intricata.

L’impronta in questione, apparentemente insanguinata, non è mai stata collegata a nessuno dei sospettati principali, tra cui Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima e condannato in primo grado, e Andrea Sempio, oggi nuovamente indagato. A rendere la situazione più complessa è il fatto che, mentre si attendono le analisi sul materiale biologico, è emerso un possibile errore nelle indagini originali: il mancato uso dei guanti da parte di un carabiniere durante i sopralluoghi, un dettaglio che potrebbe aver contaminato le prove.

Pasquale Linarello, genetista consulente della difesa di Stasi, è lo stesso che nel 2016 scoprì la corrispondenza tra il dna trovato sotto le unghie di Chiara e quello di Sempio. Ora, la difesa di Stasi si prepara a depositare una nuova consulenza per chiedere ulteriori accertamenti sull’"impronta 33", attribuita a Sempio e situata sulle scale che portano alla cantina della villa. Se finora si è discusso se contenga sangue o altro materiale biologico, la sua datazione sembra compatibile con i giorni del delitto.

Dal 17 giugno, il tribunale di Pavia sarà teatro di un maxi-incidente probatorio, con schieramenti di esperti pronti a confrontarsi sull’attendibilità delle prove. La posta in palio è alta: stabilire se quell’impronta "muta" possa davvero indicare la presenza di un secondo uomo, aprendo così un nuovo capitolo in un caso che non smette di dividere. Intanto, l’avvocata di Sempio, Angela Taccia, nega ogni responsabilità riguardo a un post social dai toni minacciosi, attribuendolo a un presunto hackeraggio.

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