La Fiorentina di Vanoli domina, ma il Milan con Nkunku agguanta il pari
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Redazione Sport
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Al Franchi, dove l’aria sa di classifica corta e di disperazione calcistica, la Fiorentina ha dimostrato, contro un Milan dalle ambizioni più alte, che la voglia di salvarsi può generare una spinta propulsiva superiore a qualsiasi progetto di squadra. Nonostante le tre occasioni, due delle quali particolarmente clamorose, sciupate da Pulisic nel primo tempo, il dominio atletico e caratteriale dei viola ha segnato i minuti centrali dell’incontro, quelli in cui la partita sembrava poter prendere una direzione definitiva. La squadra di Vincenzo Italiano, che lotta per allontanarsi dalla zona retrocessione, ha impresso al gioco un ritmo serrato, fatto di pressing e di generosi inserimenti, mettendo in seria difficoltà gli uomini di Massimiliano Allegri, i quali hanno faticato non poco a costruire manovre significative.
La dea Vittoria, come spesso accade in questo campionato ai danni dei gigliati, si è mostrata ancora una volta beffarda e sfuggente, complicando con la sua perfidia un finale che pareva scritto. Dopo aver sfiorato il successo domenica scorsa, i viola hanno vissuto un’amara replica mercoledì, quando il gol della possibile vittoria si è dissolto nei secondi di recupero, trasformando i tre punti agognati in un misero ma comunque prezioso uno. Un epilogo che ha lasciato l’amaro in bocca, poiché la squadra, per larghi tratti, aveva meritato di più, controllando le dinamiche di gioco e soffrendo relativamente le incursioni avversarie, fino a quel momento poco incisive.
A stravolgere gli esiti di una partita altrimenti in mano ai padroni di casa è stato l’intervento decisivo di Christopher Nkunku, entrato nella ripresa e autore della rete del definitivo 1-1 allo scadere. Con un tiro preciso e potente, l’attaccante francese ha violato la porta fiorentina, regalando ai rossoneri un pareggio inaspettato e prezioso, che però non cancella le perplessità emerse dalla loro prestazione. La sua azione, isolata ma letale, gli è valsa il riconoscimento di miglior giocatore in campo, illuminando una serata altrimenti opaca per la sua squadra.




