Maserati, il rilancio parte da due nuovi modelli di lusso: l’anticipazione nell’Investor Day di Stellantis

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non c’è stata menzione di cessioni a investitori cinesi, né tanto meno l’ombra di un ridimensionamento; anzi, durante l’Investor Day tenutosi ieri ad Auburn Hills, nel Michigan, il gruppo guidato da Antonio Filosa ha scelto di ribadire con forza il perimetro entro il quale intende muoversi. Il marchio del Tridente, viene da chiedersi osservando le slide del piano “FastLane 2030”, quale spazio occuperà esattamente in questa architettura industriale da 60 miliardi di euro? La risposta, per come è stata formulata dal management, lo colloca al vertice assoluto della piramide commerciale: Maserati non solo resta in casa, ma viene riqualificata come l’unico brand di “puro lusso” del portafoglio, un’anima esclusiva che deve restare immune dalle logiche di massificazione riservate ai marchi generalisti.

Le attese per la nuova Quattroporte e il sostituto del Levante

Se il presente della produzione vede ancora in circolazione le ultime vetture del 2024, lo sguardo dei vertici proietta l’asticella molto più in là. Il rilancio, infatti, si giocherà su due carte pesanti, entrambe appartenenti al segmento E: da un lato l’erede della Quattroporte, una berlina la cui assenza dal mercato si è fatta sentire tra gli appassionati, e dall’altro il Suv che prenderà il posto del Levante, un progetto quest’ultimo rinviato più volte mentre si aspettava che il destino del marchio venisse chiarito. Pur mancando ancora i dettagli tecnici definitivi, che verranno svelati solo a dicembre a Modena, la semplice conferma dell’esistenza di questi due modelli manda un segnale preciso: non ci sarà un arretramento. Anzi, si parla di vetture di grandi dimensioni e di altissima fascia, capaci di competere ad armi pari con le rivali storiche tedesche e britanniche.

Il perimetro del piano FastLane 2030 tra investimenti e tagli

Numeri alla mano, il gruppo ha messo nero su bianco un impegno finanziario imponente. Dei 60 miliardi stanziati complessivamente, il 60% (equivalenti a 36 miliardi) sono stati accantonati per lo sviluppo di marchi e modelli specifici, mentre il restante 40% (24 miliardi) verrà assorbito dalle tecnologie, dai motori e dalle piattaforme globali. C’è però un altro lato della medaglia, quello delle razionalizzazioni: l’azienda ha preventivato tagli alle spese di bilancio e di produzione per un valore di 6 miliardi di euro, una mossa che ha già sollevato piu’ di un malumore tra le sigle sindacali preoccupate per i riflessi occupazionali, specialmente in Europa dove si punta a una crescita dei ricavi del 15% contro il +25% previsto per il Nord America.

Il ruolo di Modena e l’attesa per dicembre

Tuttavia, per quanto riguarda specificamente Maserati, la strategia sembra orientarsi più sulla valorizzazione del marchio che sull’ottimizzazione dei costi puri. Antonio Filosa, durante la presentazione, ha descritto il Tridente come un brand forte di una “relazione unica con la propria clientela e con il territorio” dove è cresciuto, confermando che non si assisterà a un appiattimento industriale. A rafforzare questa tesi interviene la decisione di presentare la roadmap finanziaria e di prodotto proprio nello stabilimento modenese di via Ciro Menotti entro la fine dell’anno. Sarà solo in quella sede, dunque, che si scoprirà se i progetti per la nuova ammiraglia e il Suv saranno sufficienti a colmare il vuoto lasciato dalle uscite recenti e a restituire slancio a un’icona dell’automotive italiano.

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