Scerni, morte sul lavoro di Andrea Di Risio: Cgil e Udu Teramo chiedono prevenzione e tutele
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Redazione Interno
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Un giovane studente universitario, Andrea Di Risio, ha perso la vita questa mattina all'interno della cantina sociale San Panfilo di Scerni, in provincia di Chieti, durante un turno di lavoro stagionale. Il ragazzo, che avrebbe compiuto 22 anni a novembre, stava svolgendo operazioni di pulizia delle vasche utilizzate per la vinificazione quando, secondo le prime ricostruzioni, è rimasto vittima di un incidente. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Atessa, i vigili del fuoco e il personale sanitario del 118, ma per il giovane non c'è stato nulla da fare.
La procura di Vasto ha aperto un'inchiesta e disposto il sequestro della vasca, oltre all'autopsia sul corpo del ragazzo, per chiarire l'esatta dinamica di quanto accaduto.
La vittima frequentava il corso di laurea triennale in Scienze motorie ed era prossimo al conseguimento del titolo. Lavorava come operaio stagionale durante il periodo della vendemmia, un impiego che gli consentiva di sostenere le spese universitarie. La notizia ha suscitato profondo cordoglio a Scerni e in tutto l'Abruzzo.
Il sindaco del comune teatino, Daniele Carlucci, ha espresso il dolore dell'amministrazione e della cittadinanza, annunciando la proclamazione del lutto cittadino in occasione dei funerali. Anche il presidente della Provincia di Chieti, Francesco Menna, e il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, hanno inviato messaggi di vicinanza alla famiglia.
Le richieste di Cgil e Udu Teramo
In attesa che le indagini facciano piena luce sull'accaduto, Cgil Teramo e Unione degli Universitari Teramo sono intervenute con un comunicato congiunto per esprimere condoglianze e avanzare richieste precise. Le due organizzazioni hanno sottolineato che il cordoglio non può costituire l'unica risposta a simili tragedie, richiamando l'urgenza di affrontare le condizioni che continuano a esporre troppi lavoratori a rischi. Nel documento si legge che «non possiamo limitarci al cordoglio e all'indignazione» di fronte a quella che viene definita l'ennesima morte sul lavoro.
Il comunicato riporta anche dati nazionali significativi: oltre mille decessi sul lavoro in media ogni anno, circa 600.000 denunce di infortunio e 98.000 denunce di malattia professionale. Numeri che, secondo le sigle sindacali e studentesche, impongono un cambio di passo nelle politiche di prevenzione, senza limitarsi a interventi successivi agli eventi più gravi.
Tra i fattori di rischio individuati figurano la precarietà contrattuale, i rapporti di breve durata e la frammentazione delle responsabilità negli appalti e nei subappalti, elementi che possono rendere più difficile per i lavoratori segnalare situazioni pericolose o rifiutare mansioni non sicure.
Un passaggio specifico riguarda la condizione degli studenti che affiancano lavoro e formazione. Secondo Cgil e Udu, le difficoltà economiche spingono molti giovani ad accettare turni impegnativi e contratti poco tutelanti per sostenere le spese universitarie e di vita. Il diritto allo studio rischia così di diventare un privilegio per chi può permettersi di non lavorare, mentre chi deve mantenersi si trova a sacrificare riposo e benessere personale. Nel comunicato si sottolinea che «nessuno dovrebbe essere costretto a mettere a rischio la propria salute per pagarsi gli studi».
Formazione e controlli lungo la filiera
Le richieste delle due organizzazioni si concentrano su tre direttrici: formazione adeguata fin dal primo giorno di lavoro, controlli efficaci lungo tutta la filiera produttiva e responsabilità chiare in caso di incidente. Il riferimento normativo in materia è il decreto legislativo 81 del 2008, che all'articolo 37 stabilisce l'obbligo per il datore di lavoro di garantire a ciascun lavoratore una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza.
La norma prevede che la formazione e l'addestramento specifico avvengano in occasione della costituzione del rapporto di lavoro, del trasferimento o cambiamento di mansioni e dell'introduzione di nuove attrezzature o sostanze pericolose.
L'addestramento, in particolare, deve essere effettuato da persona esperta e sul luogo di lavoro, consistendo in prova pratica per l'uso corretto e in sicurezza di attrezzature, macchine, impianti e dispositivi di protezione. Il decreto prevede inoltre che gli interventi di addestramento siano tracciati in apposito registro, anche informatizzato.
Per Cgil e Udu, la morte del giovane operaio di Scerni rappresenta un richiamo alla responsabilità collettiva affinché la tutela della salute non venga considerata un costo da ridurre, ma un investimento indispensabile per salvaguardare vite e dignità delle persone.
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