La Stampa verso Sae, i sindacati chiedono tutele e trasparenza
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Redazione Economia
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L'avvio formale della trattativa in esclusiva per la cessione de La Stampa al gruppo Sae, comunicato dal gruppo Gedi, ha sollevato un coro di preoccupazioni che unisce le organizzazioni sindacali e la redazione del quotidiano torinese. Le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, in una nota congiunta, hanno espresso forti perplessità, ribadendo la loro opposizione a qualsiasi operazione che possa minare il perimetro occupazionale o, come hanno sottolineato, "frammentare il patrimonio storico e professionale" del giornale. Le tre sigle, nell'esprimere le loro riserve, hanno sollecitato un intervento diretto del sottosegretario con delega all'Informazione e all'Editoria, affinché agisca a salvaguardia dell'occupazione e a tutela del pluralismo dell'informazione, elementi considerati fondamentali in una transizione così delicata.
Le richieste della Federazione nazionale stampa italiana
Sulla stessa linea si è posizionata la Federazione nazionale della Stampa italiana, la quale, dopo aver seguito con attenzione le precedenti fasi del cosiddetto "spolpamento" del gruppo Gedi, ha dichiarato di continuare a monitorare la vicenda con "rigore". In una nota diffusa, il sindacato dei giornalisti ha garantito il suo sostegno ai colleghi impegnati nella ricerca di "tutele certe, economiche e occupazionali", chiedendo al gruppo Sae, che si appresta a entrare in trattativa esclusiva, di portare "concretezza" su questi fronti. Una richiesta che sottintende la necessità di superare le mere dichiarazioni di intenti per approdare a impegni precisi e vincolanti, capaci di definire il futuro di una testata storica.
Le domande in sospeso del comitato di redazione
A rendere esplicite le ansie della base giornalistica è stato il comitato di redazione de La Stampa, il quale, pur dichiarando di non nutrire pregiudizi verso il nuovo potenziale proprietario, ha chiesto a gran voce che si apra "una nuova stagione di chiarezza". Una richiesta motivata dall'esperienza di "mesi in cui non abbiamo avuto da Exor né trasparenza né verità", come hanno scritto i giornalisti. Le domande rivolte al gruppo Sae sono numerose e toccano ogni aspetto strategico e operativo: dalle garanzie sull'indipendenza editoriale, che rappresenta il fondamento dell'attività redazionale, al mantenimento dei livelli occupazionali e salariali attuali, dal rispetto degli accordi aziendali in essere alla conferma dell'articolazione delle redazioni. Si chiede, inoltre, di conoscere l'esatto perimetro aziendale incluso nella cessione – che comprende non solo il marchio ma anche asset collegati e attività di printing – e di avere delucidazioni sugli assetti finanziari, sulla possibile presenza di altri soci e sulla portata degli investimenti previsti per rilanciare il progetto.
Il contesto di un'acquisizione che va oltre la testata
L'operazione, che segue una precedente trattativa non andata a buon fine con il gruppo NEM, assume contorni complessi poiché non riguarda la sola testata nazionale. Il gruppo Sae, che già controlla un network di testate locali – molte delle quali acquisite in passato proprio da Gedi, come Il Tirreno e La Nuova Sardegna – si appresta a rilevare un pacchetto più ampio, che include attività fondamentali per la filiera produttiva. Questo passaggio, di per sé, accentua le preoccupazioni per una possibile frammentazione o razionalizzazione dei beni, rendendo ancora più urgente, agli occhi dei diretti interessati, una trattativa condotta "a carte scoperte", dove tutte le intenzioni del nuovo acquirente siano esaminate pubblicamente per scongiurare derive opache.




