Maculopatia secca, nuove speranze per rallentare la progressione

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Circa un milione di persone in Italia, per lo più anziane, convive con la degenerazione maculare senile in forma secca, una patologia che, erodendo progressivamente la visione centrale, lascia dietro di sé un'area di non-visione sempre più ampia. Sebbene l'Europa non disponga ancora di una terapia approvata per la sua fase più grave, definita atrofia geografica, la ricerca si sta concentrando con rinnovato vigore sulle fasi intermedie della malattia, esplorando due fronti tecnologici che potrebbero offrire un presidio concreto per rallentarne l'avanzata. Si tratta di approcci che, evitando le iniezioni intravitreali, propongono invece una via non invasiva, puntando a stimolare i meccanismi di riparazione cellulare o a potenziare l'efficacia delle sostanze protettive.

La luce che ripara: la fotobiomodulazione

Tra le strategie più studiate emerge la fotobiomodulazione, una tecnica che impiega raggi infrarossi a bassa intensità per stimolare metabolicamente le cellule della retina. Il principio, che alcuni ricercatori paragonano a una sorta di "ginnastica" per i tessuti oculari, si basa sulla capacità di questa luce di attivare i mitocondri, le centraline energetiche delle cellule, favorendone così la funzionalità e la resilienza. Questa stimolazione luminosa, la quale non genera calore dannoso, mira a creare un ambiente retinico più favorevole, in grado di contrastare, almeno in parte, i processi degenerativi in atto. Sebbene i protocolli di applicazione e la durata degli effetti benefici richiedano ulteriori conferme, i dati preliminari indicano una potenziale stabilizzazione della funzione visiva, offrendo una prospettiva terapeutica semplice e ripetibile nel tempo.

Il veicolo elettrico: la iontoforesi oculare

Parallelamente, avanza lo studio della iontoforesi oculare, una metodica che sfrutta lievissime correnti elettriche applicate sulla superficie dell'occhio per veicolare in profondità principi attivi antiossidanti e neuroprotettivi. Il campo elettrico, agendo come una forza di spinta, facilita il trasporto di queste molecole attraverso le barriere tissutali, consentendo loro di raggiungere la retina in concentrazioni significativamente più elevate rispetto a una semplice instillazione di collirio. Alcuni ne parlano come di una "carica elettrica" che apre la strada ai farmaci, superando uno degli ostacoli principali nella cura delle patologie retiniche: la difficoltà di far giungere le sostanze terapeutiche nel punto esatto in cui sono necessarie. Questo approccio, che potrebbe in futuro affiancarsi o addirittura sostituire le somministrazioni invasive, rappresenta un cambiamento di paradigma nella somministrazione dei farmaci oftalmici.

Il quadro della ricerca in evoluzione

Queste due linee di indagine, pur distinte nel metodo, convergono nell'obiettivo di intervenire precocemente sul decorso della maculopatia secca, in quella finestra temporale in cui la retina conserva ancora una parte della sua vitalità. La comunità scientifica internazionale, mentre attende i risultati dei trial clinici di fase avanzata per l'atrofia geografica, sta dunque allargando lo sguardo verso strategie di gestione a lungo termine per la fase intermedia. La combinazione di stimoli luminosi e di un potenziamento della somministrazione di farmaci, infatti, delinea uno scenario in cui la malattia potrebbe non essere più solo monitorata, ma attivamente contrastata con strumenti dedicati, cambiando la prospettiva di vita per una vasta platea di pazienti.

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