Il sorriso di Matteo: “Sono orgoglioso, il tennis per me è felicità”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’eco del servizio che rimbalza sulla terra battuta parigina, ormai, è più potente dei ricordi di chi lo credeva ormai confinato in un lontano passato. Matteo Berrettini, a Parigi, ha riscritto una pagina che molti davano per archiviata, eppure lui – il «Martello» che non smette di colpire – l’ha fatto con la consapevolezza di chi non ha mai smesso di crederci.

Dopo quattro anni di assenza sui campi del Roland Garros, il tennista romano è tornato a calcare il palcoscenico che più gli si addice, quello dei quarti di finale in uno Slam: l’ultima volta risaliva allo Us Open 2022, ma il sapore di questa nuova qualificazione – ottenuta ai danni dell’argentino Juan Manuel Cerúndolo – ha forse un retrogusto ancora più intenso. «Il tennis è l’amore della mia vita», ha dichiarato al termine dell’incontro, quasi a voler suggellare un patto segreto con una carriera che sembrava volesse tradirlo.

La rivincita di Cerúndolo e il peso della stanchezza

Dall’altra parte della rete, il giovedì 1 giugno, c’era un avversario che non aveva nulla da perdere e, anzi, molto da dimostrare. Juan Manuel Cerúndolo, dopo aver eliminato il numero uno del mondo Jannik Sinner al secondo turno, si era guadagnato il ruolo di anti-eroe di questa edizione; un ruolo che, però, gli è scivolato addosso proprio quando la fatica ne ha offuscato la determinazione.

Il match, durato due ore e trentasei minuti, è stato un racconto di equilibri spezzati: il primo set, un 6-3 senza storia per Berrettini, lasciava presagire una discesa agevole, ma i due set successivi – entrambi chiusi al tie-break (7-6) – hanno svelato il carattere dell’argentino. Quest’ultimo, nonostante un evidente calo fisico dovuto alla maratona di quasi sei ore giocata contro Landaluce, ha messo il naso avanti nel terzo set, arrivando addirittura a servire per portare il match al quarto.

È stato a quel punto che Berrettini, con la freddezza di chi ha già visto mille battaglie, ha annullato tre set point, risalendo la corrente fino a strappare il break e imporsi nel tie-break decisivo per 8-6.

I numeri del ritorno e le cifre in palio

Il risultato sportivo, per quanto eclatante, porta con sé inevitabilmente un corollario economico che non guasta mai analizzare. Con questo accesso ai quarti, Berrettini ha già messo in cassaforte un assegno da 470.000 euro, una cifra che deriva dal montepremi dello Slam parigino ma che rappresenta solo la punta dell’iceberg del suo patrimonio personale.

Se si allarga lo sguardo oltre il singolo torneo, il quadro diventa ancor più lucroso: i guadagni da campo, che includono i prize money accumulati in carriera, sfiorano i 14 milioni di dollari (circa 12 milioni di euro), un tesoro costruito nonostante gli infortuni a ripetizione che ne hanno frenato la corsa.

A questi si aggiungono gli sponsor, veri e propri pilastri di un’economia personale che prescinde in parte dai risultati: il marchio Hugo Boss, Asics per le scarpe, Head per la racchetta e Red Bull sono solo alcuni dei partner che contribuiscono a un giro d’affari che supera abbondantemente i due milioni di euro annui. C’è poi l’ultimo, significativo tassello, rappresentato dalla collaborazione con Xiaomi per la nuova serie 17, un accordo che lo proietta nell’olimpo del marketing sportivo italiano.

L’orgoglio di non essersi mai arreso

Al di là delle cifre, però, la vera notizia è un’altra ed è scritta nel suo sorriso. «Sono orgoglioso», ha ripetuto Berrettini, quasi a volersi convincere che la luce in fondo al tunnel non era un miraggio. La sua classifica, che al momento dell’ingresso in tabellone lo vedeva al numero 105 del mondo, ha subito una rimonta impressionante, con un balzo di 58 posizioni che lo riporta virtualmente nell’élite.

Ogni volta che sembrava finito – si pensi ai problemi alla mano, all’addome e alla caviglia che ne hanno minato la continuità – lui ha trovato il modo di rialzarsi, e oggi, a trent’anni compiuti, ha dimostrato che la potenza del suo braccio non è ancora un ricordo. In attesa di conoscere il nome del prossimo avversario, che uscirà dalla sfida tra Frances Tiafoe e il connazionale Matteo Arnaldi, il romano si gode quella che, a tutti gli effetti, è la sua personale resurrezione.

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