La madre della bambina morta di difterite a Palermo accusa i medici: “Incompetenti, hanno sottovalutato mia figlia”

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il dramma della piccola Anna Rosa Bartolotta, la bambina di quattro anni deceduta mercoledì notte all'ospedale dei bambini “Di Cristina” di Palermo per una sospetta difterite, si arricchisce di un nuovo, doloroso capitolo. La madre, Manuela Maggio, ha rotto il silenzio con un post pubblicato nella mattinata di oggi sul proprio profilo Facebook, un intervento che ha subito acceso un vivace dibattito e che ha spinto la donna a rendere privato il suo account.

Nel suo sfogo, la signora Maggio non ha usato mezzi termini per esprimere il proprio sconforto e la propria rabbia nei confronti del personale medico che ha avuto in cura la figlia, accusandoli apertamente di aver commesso errori gravissimi nella gestione del caso.

L’attacco ai sanitari e le parole della madre

“Il dolore è mio e solo mio, ma vi auguro di non avere a che fare mai con medici incompetenti che hanno sottovalutato mia figlia”: queste le parole che hanno scosso l’opinione pubblica, con le quali Manuela Maggio ha voluto lanciare un messaggio chiaro e durissimo. La madre ha contestato in particolare la condotta dei sanitari durante i primi accessi al pronto soccorso, sostenendo che le condizioni della bambina non siano state valutate con la dovuta attenzione e che i segnali di una patologia gravissima siano stati liquidati con eccessiva leggerezza.

Secondo il racconto della donna, filtrato attraverso le sue dichiarazioni pubbliche, la piccola avrebbe manifestato sintomi che, se adeguatamente interpretati, avrebbero potuto indirizzare le cure in modo più tempestivo ed efficace, evitando forse l’esito fatale. La procura di Palermo ha aperto un’inchiesta per fare luce sulle dinamiche che hanno portato al decesso, e gli accertamenti sono attualmente in corso per stabilire eventuali profili di responsabilità, sia sotto il profilo clinico che sotto quello dell’organizzazione sanitaria.

Il quadro clinico e l’inchiesta della procura

La piccola Anna Rosa, che non risultava vaccinata contro la difterite, era stata ricoverata in Terapia intensiva quando le sue condizioni sono apparse subito critiche a causa della tossina prodotta dal batterio. I medici del reparto hanno tentato in tutti i modi di contrastare gli effetti devastanti della tossina, che colpisce in modo aggressivo il cuore e il sistema nervoso centrale, ma ogni tentativo si è rivelato vano e la bambina è deceduta dopo poche ore dal ricovero.

La diagnosi di sospetta difterite, che attende la conferma definitiva dagli esami di laboratorio dell’Istituto Superiore di Sanità, ha riacceso i riflettori su una malattia che molti credevano debellata, ma che in realtà è ancora in agguato in alcune sacche di popolazione non protetta. La procura sta ora acquisendo la documentazione clinica e le cartelle sanitarie relative ai primi accessi in ospedale, cercando di ricostruire con esattezza la sequenza temporale degli eventi e di valutare se vi siano stati ritardi o negligenze nella somministrazione delle cure.

L’obiettivo degli inquirenti è quello di chiarire se la sottovalutazione dei sintomi lamentata dalla madre abbia un fondamento oggettivo, analizzando le scelte terapeutiche operate dai sanitari nei momenti cruciali che hanno preceduto il peggioramento della piccola.

La ricerca del “paziente zero” e le implicazioni epidemiologiche

Parallelamente all’indagine giudiziaria, l’Asp di Palermo ha attivato un protocollo di sorveglianza epidemiologica per risalire alla fonte del contagio, cercando di individuare il cosiddetto “paziente zero” che potrebbe aver trasmesso il batterio alla bambina. La difterite, una malattia infettiva acuta che colpisce le vie respiratorie superiori, è caratterizzata da una tossina potentissima che può portare a complicanze letali in un arco di tempo molto breve, e la sua comparsa in un contesto urbano come quello palermitano ha immediatamente allarmato le autorità sanitarie.

I sintomi iniziali, che possono apparire banali come una tosse stizzosa o un mal di gola persistente, rendono la diagnosi precoce particolarmente difficile, e proprio su questo punto si è concentrata l’accusa della madre, la quale ritiene che i primi segnali della malattia siano stati tragicamente ignorati.

Le indagini epidemiologiche stanno coinvolgendo anche i familiari e i contatti stretti della bambina, per verificare se vi siano altri casi sospetti e per circoscrivere l’area di diffusione del batterio, mentre gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità stanno conducendo le analisi di laboratorio necessarie a confermare la natura della patologia che ha stroncato la vita della piccola Anna Rosa.

Il caso ha riportato alla memoria il soprannome con cui la difterite era conosciuta nel passato, “l’angelo strangolatore dei bambini”, un monito sulla pericolosità di una malattia che, nonostante i vaccini, non è mai stata completamente sradicata.

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