Palermo, lo sfogo della madre della bimba morta per difterite: «Medici incompetenti». Si cercano le origini del contagio

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La morte di Anna Rosa Bartolotta, la bambina di 4 anni deceduta nella notte tra mercoledì 19 e giovedì 20 agosto all'ospedale dei bambini «Di Cristina» di Palermo per una sospetta difterite, ha scosso profondamente l'opinione pubblica e acceso un acceso dibattito sulla gestione sanitaria del caso. La madre della piccola, Manuela Maggio, ha rotto il silenzio con un intervento durissimo sui social network, puntando il dito contro i medici che avevano in precedenza visitato la figlia e che, a suo dire, avrebbero sottovalutato la gravità della situazione.

«Il dolore è mio e solo mio, ma vi auguro di non avere a che fare mai con medici incompetenti che hanno sottovalutato mia figlia», si legge in uno dei messaggi ripresi dalle agenzie di stampa, un'accusa pesante che ha immediatamente proiettato il caso sul piano dell'eventuale responsabilità professionale.

La ricostruzione dei fatti e la dinamica degli accessi in ospedale

Secondo le prime ricostruzioni, la bambina aveva iniziato ad accusare i primi sintomi, tra cui febbre, vomito e inappetenza, già a partire dal 13 agosto. In quella data, su indicazione della pediatra, i genitori la condussero al pronto soccorso dell'ospedale Cervello, dove dopo una serie di controlli le fu diagnosticata una tonsillite essudativa febbrile. La piccola venne quindi dimessa con la raccomandazione di tornare immediatamente in caso di peggioramento.

Due giorni dopo, tuttavia, visto il persistere della febbre alta nonostante i farmaci e un generale stato di debolezza, la famiglia fece ritorno al pronto soccorso pediatrico. Fu in quella circostanza che i sanitari appresero che Anna Rosa non era stata vaccinata contro la difterite; una scelta, questa, che i genitori avrebbero motivato con la convinzione, rivelatasi infondata, che un caso di autismo diagnosticato a un cugino fosse collegato a una precedente vaccinazione.

Da quel momento, il quadro clinico della bambina è precipitato in modo drammatico. La piccola è stata intubata a causa di un'insufficienza respiratoria progressiva e trasferita d'urgenza in terapia intensiva presso l'ospedale dei Bambini «Di Cristina», dove i medici hanno tentato un disperato approccio terapeutico per contrastare gli effetti della tossina difterica.

Le sue condizioni sono tuttavia continuate a peggiorare al punto che i sanitari hanno deciso di spostarla in cardiochirurgia per attivare la macchina per la circolazione extracorporea (Ecmo), un supporto vitale utilizzato nei casi di estrema criticità, ma ogni tentativo si è rivelato vano. La notizia del decesso della bambina ha innescato una corsa ai centri vaccinali di Palermo, dove si sono registrati veri e propri boom di richieste per i richiami del vaccino.

Al centro di via Giorgio Arcoleo, le scorte del siero esavalente, che protegge anche contro la difterite, sono andate esaurite, richiedendo un immediato rifornimento, mentre in quello del quartiere San Filippo Neri (Zen) è stato necessario raddoppiare la presenza dei medici per far fronte all'enorme afflusso di cittadini.

Le indagini della procura e il ruolo dell'Istituto Superiore di Sanità

Sul caso è stata aperta un'inchiesta dalla Procura di Palermo, che ha disposto il sequestro della salma e l'autopsia per fare piena luce sulle cause del decesso e verificare l'eventuale sussistenza di responsabilità mediche. I carabinieri hanno inoltre acquisito le cartelle cliniche relative ai diversi accessi della bambina negli ospedali palermitani, al fine di ricostruire minuziosamente ogni passaggio clinico.

La diagnosi di difterite, al momento ancora considerata "sospetta", dovrà essere confermata dagli esami di laboratorio condotti dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) sui campioni prelevati, un passaggio cruciale che potrebbe anche chiarire se si tratti della prima morte per questa malattia registrata in Italia da oltre trent'anni. In attesa dei riscontri ufficiali, i sanitari stanno cercando di risalire al cosiddetto "paziente zero", ovvero la persona che potrebbe aver trasmesso il batterio alla bambina.

Antonio Cascio, direttore dell'unità Malattie infettive del Policlinico di Palermo, ha spiegato che l'ipotesi più accreditata è quella di un portatore sano, forse tra i parenti o i conoscenti, che inconsapevolmente potrebbe aver infettato la piccola, non vaccinata e quindi estremamente vulnerabile.

Il dibattito sulla malattia e le parole degli esperti

La vicenda ha riportato prepotentemente alla ribalta una malattia che molti consideravano ormai debellata, alimentando un dibattito sull'importanza delle vaccinazioni. La difterite, causata dal Corynebacterium diphtheriae, è un'infezione batterica grave la cui tossina può colpire il cuore, i reni e il sistema nervoso, portando a insufficienza multiorgano e morte.

Vincenzo Tipo, presidente della Simeup (Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica), ha voluto sottolineare che è un errore definirla una malattia del passato, e ha ribadito la gravità delle complicanze che può provocare anche in presenza di terapia. Il caso di Anna Rosa, che era stata sottratta alla vaccinazione obbligatoria per scelta dei genitori, ha riacceso i riflettori sulle conseguenze del fenomeno no vax.

La strategia più efficace per prevenire la malattia rimane la vaccinazione, in Italia obbligatoria per legge fino ai 16 anni, come quella esavalente che immunizza anche da tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e haemophilus influenzae di tipo B.

La madre della bambina, nel suo sfogo, ha anche rivendicato che la causa della morte non è stata ancora accertata e che quella della difterite resta al momento un'ipotesi, invitando le persone a non strumentalizzare la tragedia. «Fate silenzio. Solo Dio può giudicare. Vi auguro di non avere a che fare con medici che hanno distrutto la vita di mia figlia e quella di noi genitori», ha scritto, chiedendo rispetto per il lutto e rivendicando il diritto a non vedere il proprio dolore trasformato in una pubblica inquisizione.

La Procura, intanto, prosegue nel suo lavoro per accertare la verità dei fatti, in un caso che appare sempre più complesso e carico di significati sociali e sanitari.

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