Fisco, 11,3 milioni di italiani non pagano l’Irpef e il reddito totale vola a 4,7%

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il fisco italiano, nonostante un incremento generalizzato delle dichiarazioni, continua a riposare su basi incredibilmente fragili: più di 11,3 milioni di contribuenti, stando agli ultimi dati ufficiali, non versano un euro di Irpef. Questo fenomeno, che alcuni analisti definirebbero strutturale, emerge con chiarezza dallo stesso scenario che vede il reddito complessivo dichiarato – va detto – schizzare verso l’alto. Nel 2024, infatti, la somma totale dei redditi ha superato 1.076,3 miliardi di euro: una crescita del 4,7% rispetto all’anno precedente, pari a 48,6 miliardi in più. Un balzo notevole, se si considera la stagnazione che ha caratterizzato il decennio precedente.

La fotografia dell’Irpef: pochi pagano per molti

L’imposta sui redditi delle persone fisiche ha fruttato 197,4 miliardi di euro, con un incremento del 3,9% sull’anno prima e un valore pro capite medio di 5.790 euro. Ma queste medie, come spesso accade, nascondono gli squilibri più profondi. A fronte degli 11,3 milioni di italiani che hanno versato zero Irpef, un esiguo 3,3% dei contribuenti dichiara oltre 75mila euro l’anno. Tradotto: l’84% del gettito complessivo grava sul cosiddetto ceto medio, quella fascia di reddito compresa tra i 20mila e i 55mila euro annui. Una vera e propria asimmetria che solleva interrogativi sulla progressività del sistema, almeno sulla carta.

Reddito medio in crescita e divari territoriali che restano

Il reddito medio dichiarato, va aggiunto, è salito a 25.820 euro, segnando un +4,0% sul 2023. Tuttavia, quando si scende dal livello nazionale a quello locale, il quadro cambia radicalmente. Milano viaggia su una media di 36mila euro annui per famiglia; Foggia, invece, si ferma a 14mila. I dati Unioncamere-Centro Studi Tagliacarne, elaborati su fonti Istat, mostrano una crescita percentuale del reddito disponibile delle famiglie più vivace al Sud rispetto al Nord, ma sempre partendo da basi molto più basse. Così Cosenza, ad esempio, registra un +4,10% nel 2024 (17ª provincia italiana per dinamicità), pur restando tra i redditi più bassi dell’intera penisola. Il divario, insomma, non accenna a richiudersi del tutto.

Puglia e Mezzogiorno: crescono, ma non abbastanza

Nella classifica delle province più povere, due pugliesi compaiono tra le prime dieci. Segno che la ripresa – quando c’è – è ancora a macchia di leopardo. Mentre il reddito totale dichiarato sfiora ormai i 1.100 miliardi di euro, l’Irpef resta un’imposta pagata davvero da una minoranza attiva: 11,3 milioni di cittadini, per ragioni diverse (redditi sotto soglia, detrazioni, lavoro irregolare o nullo), sono completamente esenti. E il ceto medio, come visto, si trova a sostenere quasi per intero il peso della fiscalità diretta. Un meccanismo che, per quanto consolidato, appare sempre più difficile da giustificare senza una riforma organica, della quale al momento non si intravedono né i tempi né i contorni.

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