Pescara al voto, la sentenza del Consiglio di Stato getta una nuova luce sul ballottaggio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La decisione, giunta ieri, del Consiglio di Stato non lascia spazio a interpretazioni di sorta, avendo annullato le elezioni in ventitré sezioni della città e disposto la ripetizione del voto in quei medesimi seggi per le amministrative. Un verdetto che, come sottolineato dagli stessi giudici, conferma in toto la precedente pronuncia del Tar dello scorso giugno, rimettendo così in discussione l’intero risultato elettorale, ivi compresa l’elezione dei singoli consiglieri comunali. Carlo Costantini, candidato sindaco per la coalizione di centrosinistra, ha commentato la notizia riunendo la sua squadra in Comune per una conferenza stampa, nella quale ha esortato il sindaco uscente Masci a presentare le proprie scuse ai cittadini e ai magistrati per non aver saputo garantire, a suo dire, la regolarità di una consultazione fondamentale. «Con 472 voti», ha dichiarato Costantini, «andiamo al ballottaggio», un dato che, seppur esiguo, segna una distanza che le nuove operazioni di voto potrebbero colmare o ribaltare.

Le reazioni politiche e il peso delle parole

Le parole dei rappresentanti del Partito Democratico, Daniele Marinelli e Carmen Ranalli, hanno insistito sulla gravità di una situazione definita “caotica”, sottolineando come la sentenza abbia certificato irregolarità diffuse che non consentivano, agli occhi dei giudici, soluzioni diverse dalla revoca del voto. «Non si rimandano al voto ventitré sezioni a cuor leggero», hanno osservato, puntando il dito contro una gestione amministrativa che avrebbe privato la città di un’opportunità decisiva. D’altro canto, l’invito di Costantini al primo cittadino a chiedere pubblicamente scusa, rivolto attraverso un’agenzia di stampa, accende i riflettori su una polemica che travalica la semplice contesa giudiziaria per investire la sfera della responsabilità politica, in un clima già reso teso dalle lunghe settimane di attesa per un verdetto definitivo.

Un caso che richiama altre questioni di ordine pubblico

La vicenda, seppur circoscritta all’ambito amministrativo e al diritto elettorale, non può non richiamare alla mente come la puntuale attenzione della magistratura, spesso sollecitata da inchieste minuziose, sia cruciale per il rispetto delle regole democratiche. In altri contesti, del resto, indagini su brogli o su illeciti commessi in sede di voto hanno talvolta svelato reti più complesse, che dalla manipolazione del consenso si estendevano ad ambiti criminali, come dimostrano alcuni procedimenti giudiziari in materia di voto di scambio o di condizionamento delle urne. È un terreno, quest’ultimo, dove la cronaca nera italiana ha purtroppo offerto, in passato, esempi significativi, con inchieste che hanno portato alla luce intrecci pericolosi tra malaffare e politica locale, risolti poi nelle aule dei tribunali con condanne esemplari.

La strada che si apre davanti alla città

Ora, per Pescara, si apre una fase di attesa operativa, con la data del nuovo voto fissata per i primi di marzo, un lasso di tempo durante il quale le parti si confronteranno nuovamente su un terreno reso più incerto dalla sentenza. La “monetina” del verdetto, per usare un’efficace espressione giornalistica, è davvero ancora sospesa in aria, e il suo esito dipenderà dalla volontà di quegli elettori chiamati a esprimersi nuovamente. Resta il fatto che la pronuncia del Consiglio di Stato, con la sua chiarezza, ha il pregio di aver ristabilito un principio di legalità, imponendo di rifare, in quelle sezioni, un atto fondamentale della vita democratica che era stato offuscato da ombre e da irregolarità ritenute troppo pesanti per essere ignorate.

Il Consiglio di Stato annulla le elezioni in 23 sezioni di Pescara, ordinando di rifare il voto. Carlo Costantini, candidato al ballottaggio, chiede scuse al sindaco uscente Masci.

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