Milano Cortina 2026, l’undicesima giornata porta una medaglia sicura nell’inseguimento ma l’hockey maschile si ferma agli svizzeri

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Si sono aperti all’alba con il salto dal trampolino lungo della combinata nordica, quello che ha visto impegnati Samuel Costa, Aaron Kostner e Alessandro Pittin nelle vesti dei pionieri di una giornata che, nei propositi della vigilia, doveva regalare all’Italia qualche altra gioia da mettere in cassaforte. Il programma del 17 febbraio, infatti, metteva in palio sette medaglie d’oro e gli azzurri avevano diverse frecce al loro arco, a cominciare dalla pista lunga del pattinaggio di velocità dove Davide Ghiotto e i suoi compagni erano attesi da una semifinale cruciale. E proprio dal Rho Ice Park, nel primo pomeriggio, è arrivata la notizia più confortante per lo sport italiano: il terzetto composto da Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti ha letteralmente dominato la propria semifinale contro i Paesi Bassi, fermando il cronometro sul tempo di 3 minuti e 38 secondi e 88 centesimi, il migliore tra tutte le squadre in lizza -7. Un’impresa, la loro, che vale almeno la certezza di una medaglia – non accadeva da tempo di potersi aggiudicare un metallo prezioso con così largo anticipo – e che li proietta direttamente alla finale per l’oro, in programma per le 16.28, dove se la vedranno con gli Stati Uniti per stabilire chi salirà sul gradino più alto del podio.

Se la pista lunga sorride, non si può dire lo stesso per il ghiaccio dell’hockey maschile, dove all’Ice Rho Arena l’Italia si giocava l’accesso ai quarti di finale contro una Svizzera apparsa subito di caratura superiore. Di fronte a un pubblico che sperava in un miracolo sul ghiaccio, e con personalità come il presidente della Fondazione Milano-Cortina Giovanni Malagò e il vicepremier Matteo Salvini presenti in tribuna a sostenere la causa azzurra, la squadra di coach Mike Keenan non è riuscita a impensierire più di tanto gli elvetici -7. La cronaca dell’incontro racconta di una supremazia territoriale netta degli avversari, capaci di chiudere il primo tempo in vantaggio con la marcatura di Kurashev e di raddoppiare nel periodo centrale, per poi mettere il sigillo sul definitivo 3-0 in powerplay con il capitano Hischier, un risultato che fotografa impietosamente la differenza di valori in campo e i 40 tiri in porta degli svizzeri contro i meno di 20 degli italiani -1-7. Una sconfitta che, se possibile, fa ancor più male se paragonata al pareggio per 3-3 di Torino 2006, perché oggi non c’è stata storia e il sogno di un quarto di finale storico si è infranto contro una squadra semplicemente più forte e organizzata.

Nel frattempo, sulle nevi di Anterselva, il biathlon maschile cercava di riscattare una stagione non sempre esaltante con la staffetta 4x7,5 km, ma le speranze di un piazzamento di prestigio sono rapidamente svanite dopo le prime frazioni. Patrick Braunhofer, Lukas Hofer, Nicola Romanin e Tommaso Giacomel, scesi in pista con l’ambizione di lottare per un podio che la vigilia descriveva come possibile ma non scontato, hanno invece accusato un ritardo via via crescente dai battistrada, chiudendo la loro fatica in una deludente quattordicesima posizione -9. Il quartetto francese, come da pronostico, ha fatto suo l’oro preceduto da una frazione finale di altissimo livello, mentre l’Italia si è dovuta accontentare di un piazzamento lontano dalle posizioni che contano, con un distacco finale di oltre quattro minuti dalla vetta che rende l’idea delle difficoltà incontrate lungo il percorso -9. Una doccia fredda per un movimento che sperava di sfruttare il fattore casalingo per regalare una gioia al pubblico trentino.

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