Fanno trekking tra Leonessa e Poggio Bustone e non rientrano: scattano le ricerche delle quattro ragazze nel Reatino
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Redazione Interno
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L’orologio scandisce quelle ore di silenzio che, nelle dinamiche di una scomparsa in ambiente montano, rappresentano già un’indicatore preoccupante per i soccorritori. Quattro ragazze, la cui escursione nella zona compresa tra i comuni di Leonessa e Poggio Bustone, nell’alta provincia di Rieti, si sarebbe dovuta concludere nella serata di ieri, risultano infatti irreperibili da diverse ore, facendo scattare una procedura d’emergenza che ha mobilitato l’intero apparato della protezione civile regionale.
A dare l’allarme, come spesso accade in queste circostanze quando la quotidianità si scontra con l’imprevisto, è stata la struttura ricettiva che le attendeva: i gestori, non vedendo arrivare le giovani né ricevendo alcuna comunicazione che potesse giustificare il ritardo, hanno tentato invano di contattarle prima di avvertire le forze dell’ordine. L’area interessata, particolarmente vasta e caratterizzata da una fitta copertura boschiva che si estende per chilometri lungo il versante laziale dell’Appennino umbro-marchigiano, presenta una conformazione orografica accidentata, con sentieri che si inerpicano tra gole e versanti spesso impervi. È proprio l’asperità di questi luoghi, dove le trame telefoniche faticano a penetrare tra le pareti rocciose e i boschi di faggi, a complicare ulteriormente le operazioni di localizzazione dei dispersi.
Un campo base a Poggio Bustone e squadre in azione sul terreno
Per coordinare le ricerche è stato allestito un campo base operativo proprio a Poggio Bustone, località nota per il suo celebre santuario francescano che domina la valle sottostante; da qui si dipana una complessa logistica che vede impegnate in prima linea squadre dei vigili del fuoco, della protezione civile, dei carabinieri – con i loro colleghi del comando forestale – e della Guardia di Finanza. Quest’ultima, in particolare, ha messo a disposizione le proprie componenti di Soccorso alpino, specializzate nel recupero di persone in ambienti ostili e tecnicamente attrezzate per muoversi su terreni franosi o poco stabili, oltre che per l’impiego di mezzi aerei se le condizioni meteorologiche e di luce lo consentiranno.
Mentre la macchina dei soccorsi avanza lungo i crinali e i fondovalle controllando ogni possibile deviazione dal percorso tracciato, resta alta la tensione tra i familiari e i gestori della struttura che attendevano l’arrivo delle quattro giovani. La speranza è che abbiano semplicemente perso la cognizione del tempo o che un lieve infortunio, magari una caviglia slogata su quel fondo irregolare che caratterizza i sentieri del reatino, ne abbia rallentato il passo senza però conseguenze gravi; le batterie dei cellulari, in zone di marginale ricezione, tendono a esaurirsi rapidamente nella ricerca di un segnale, interrompendo di fatto ogni canale di dialogo con l’esterno.
Un territorio vasto e insidioso che complica le operazioni
La porzione di territorio compresa tra Leonessa e Poggio Bustone, pur essendo frequentata da appassionati di trekking e mountain bike, conserva tratti di assoluta selvaticità dove è facile disorientarsi non appena ci si discosta dai tracciati principali. Le ricerche, avviate ormai da molte ore senza tregua, si stanno concentrando in particolare nelle zone più acclivi e nei canaloni naturali dove il umano potrebbe essere scivolato o finire intrappolato.
Non si conosce con esattezza il punto esatto da cui le ragazze sono partite, né quale fosse la loro destinazione finale. Gli inquirenti, attraverso i gestori della struttura, stanno cercando di ricostruire gli ultimi contatti avuti con loro prima che il telefono cessasse di rispondere. Si tratta di un lavoro minuzioso, che procede parallelamente al battitura del terreno da parte dei volontari della protezione civile, i quali scandagliano metro dopo metro i letti dei fossi e i sottoboschi più fitti dove una persona accasciata potrebbe risultare invisibile a pochi passi di distanza.




