Putin a Trump: "Kiev ceda il Donetsk", ma su Kherson e Zaporizhzhia è disponibile a concessioni
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Redazione Esteri
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Nel corso di una conversazione telefonata avvenuta questa settimana, il presidente russo Vladimir Putin ha avanzato una proposta specifica al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, delineando quelli che potrebbero essere i contorni di un possibile negoziato per concludere il conflitto. Second quanto riportato dal Washington Post, Putin avrebbe chiesto il ritiro completo delle forze ucraine dall'intero territorio del Donbass, con esplicito riferimento alle repubbliche di Donetsk e di Lugansk, un'obiettivo strategico che Mosca persegue ormai da anni. Al contrario, per quanto concerne le regioni di Kherson e di Zaporizhzhia, attualmente sotto il controllo delle sue truppe, il leader del Cremlino si è detto disposto a valutare delle concessioni, sebbene non siano stati ancora precisati i termini effettivi di un eventuale accordo.
Il vertice di Budapest e il rebus dei voli
L'imminente vertice bilaterale tra Trump e Putin, previsto a Budapest entro le prossime due settimane, sta sollevando non pochi problemi di natura logistica e diplomatica presso le istituzioni europee. Il principale ostacolo, come evidenziato da diverse fonti, risiede nel divieto per gli aerei registrati in Russia di sorvolare lo spazio aereo dell'Unione Europea. Una misura restrittiva che, se applicata rigorosamente, impedirebbe fisicamente al presidente russo di raggiungere la capitale ungherese. L'Unione Europea, tuttavia, ha precisato che spetta ai singoli governi nazionali la facoltà di autorizzare deroghe individuali al blocco, lasciando così un margine di manovra che l'Ungheria, tradizionalmente vicina a Mosca, potrebbe decidere di sfruttare. Questo scenario ha costretto gli uffici comunitari a valutare una serie di opzioni complesse, inclusi piani di volo non convenzionali e l'utilizzo di jet di scorta, per permettere lo svolgimento dell'incontro.
Riparazioni critiche alla centrale di Zaporizhzhia
In un contesto bellico che continua a essere segnato da scontri violenti in diverse aree del fronte, si registra un elemento di cauta positività nella regione di Zaporizhzhia. Grazie a un cessate il fuoco locale, di cui non sono stati specificati la durata e l'estensione precisa, sono finalmente iniziati i lavori per riparare le linee elettriche esterne della centrale nucleare, danneggiate durante le ostilità. L'Agenzia internazionale per l'energia atomica, per voce del suo direttore generale Rafael Grossi, ha annunciato l'avvio delle operazioni, finalizzate a ripristinare un'alimentazione stabile dopo un'interruzione record che si è protratta per quasi quattro settimane. Un intervento di vitale importanza, questo, per scongiurare il rischio di un incidente nucleare in una struttura che rimane la più grande d'Europa.
Le mosse diplomatiche e il quadro d'insieme
La combinazione tra l'apertura negoziale avanzata da Putin a Trump e i preparativi per il vertice di Budapest delinea un quadro diplomatico in rapido movimento, dove le iniziative bilaterali sembrano assumere un peso preponderante. La richiesta di un ritiro ucraino dal Donbass, presentata senza mezzi termini, rappresenta un elemento cardine della posizione russa, mentre la disponibilità a discutere su Kherson e Zaporizhzhia potrebbe costituire un tentativo di frammentare le trattative. Nel frattempo, la delicata operazione tecnica alla centrale nucleare dimostra come, nonostante le profonde divergenze politiche e il persistere dei combattimenti, sia possibile trovare intese minime su questioni di sicurezza globale, sebbene la loro implementazione resti estremamente fragile e legata all'evolversi della situazione sul campo.




