Putin chiede a Trump il ritiro dell’Ucraina dal Donetsk e il russo come lingua ufficiale
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Redazione Esteri
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Il vertice in Alaska tra Vladimir Putin e Donald Trump non ha prodotto, almeno per ora, alcun accordo concreto per porre fine alla guerra in Ucraina. Tuttavia, secondo quanto riportato dal Financial Times, il Cremlino avrebbe avanzato una serie di richieste ben precise, trasmesse da Trump al presidente ucraino Volodymyr Zelensky e ai leader europei nel corso di una telefonata avvenuta nelle ultime ore. Tra le condizioni poste da Mosca figurano il ritiro delle truppe ucraine dalla regione del Donetsk – una delle quattro annesse dalla Russia, insieme a Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson – e la rinuncia di Kiev all’ingresso nella Nato.
Ma non è tutto. Putin avrebbe chiesto anche garanzie formali affinché il russo torni a essere lingua ufficiale in Ucraina, insieme alla protezione delle chiese ortodosse legate al Patriarcato di Mosca. Una richiesta che, se accolta, segnerebbe una pesante ingerenza nella sovranità linguistica e culturale del paese, già minacciata dall’occupazione militare russa. La posizione del Cremlino, del resto, non è cambiata rispetto al 14 giugno scorso, quando furono presentate per la prima volta queste condizioni, giudicate da Kiev inaccettabili.
Zelensky, secondo fonti vicine alla presidenza ucraina, avrebbe respinto con fermezza le proposte russe, considerandole un tentativo di legittimare l’annessione dei territori occupati e di imporre un controllo indiretto su ciò che resta dell’Ucraina. La richiesta di riconoscere il russo come lingua ufficiale, in particolare, è vista come un ulteriore passo verso la russificazione forzata, un tema sensibile in un paese che dal 2014 ha cercato di affrancarsi dall’influenza di Mosca anche attraverso politiche linguistiche favorevoli all’ucraino.




